Turismo

Scatta una solidarietà senza precedenti degli sciatori verso gli impiantisti

Scatta una solidarietà senza precedenti degli sciatori verso gli impiantisti. Si sta divulgando a macchia d’olio un’iniziativa spontanea presso gruppi chat e gruppi facebook.

Protagonisti sono ovviamente gli appassionati sciatori che in questi due ultimi giorni hanno riscontrato la disperazione sul volto dei gestori degli impianti e di tutti i lavoratori della montagna.

Già tutti piegati in una crisi economica evidentemente mai patita prima, le località sciistiche contavano moltissimo sull’apertura di questa coda di stagione.

Sarebbe servita più che altro a livello morale per sentirsi vivi. E recuperare un po’ di coraggio nel ricostruire tutto da capo per l’inverno prossimo.

Le stazioni delle Regioni gialle per qualche attimo sono tornate a vivere nello spirito e investito soldi a occhi chiusi pur di presentare il loro “teatro” agli sciatori, nelle migliori condizioni possibili.

La decisione di chiudere presa dal Ministro Speranza, a poche ore dall’apertura, ha invece tagliato in due le gambe di quelle persone. Da qui un piccolo gesto che non ha  certo la presunzione di colmare il buco economico del quale non si vede nemmeno il fondo.

Acquistare cioè, uno skipass pur non potendone usufruire.

Questa la mail che prendiamo da esempio, inviata da uno sciatore oggi alla società impianti di Prato Nevoso.

Considerata la folle decisione da parte del Governo e tenuto conto dei molteplici investimenti che avete affrontato per rendere sempre più bello e all’avanguardia le strutture di un Borgo fantastico, con la presente NON sono a richiedere il rimborso dello skipass acquistato nei giorni scorsi.

#nonvoglioilrimborsodelmioskipass

Spero che, come me, anche tutti coloro che hanno acquistato gli accrediti non richiedano indietro i soldi. Acconti che, come una goccia in mezzo al mare,  sicuramente non salvano una stagione, ma almeno credo vi diano la forza per poter reagire a questa tremenda e surreale situazione. Vi abbraccio, forza Prato!“.

Ripetiamo, si tratta solo di un gesto di solidarietà e di riconoscenza verso coloro che creano le condizioni migliori per il divertimento di tanta gente.

La stessa cosa si può fare (e qualcuno lo ha già fatto) prenotando (e saldando) un’ora di lezione di sci che non farà mai!

Ovvio, per le stazioni è lavoro e gli sciatori per godere di questa gioia devono spendere un bel po’ di quattrini, eppure in questa fase tutti si sono accorti della vulnerabilità delle località sciistiche.

Se questa ulteriore iniziativa avrà successo, siamo certi che i gestori degli impianti sapranno distribuire all’intero paese il ricavato, consegnandolo a chi ne ha più bisogno. Le stazioni senza turisti sono piccole comunità e non è difficile scoprire chi, in questo momento terribile, ha più bisogno di altri.

Si spera poi che i ristori promessi prima o poi arrivino, ma intanto il tempo passa e la vita vorrebbe andare avanti! Questa iniziativa può costituire un piccolo ma sentito contributo per questi lavoratori fermi da mesi.

Intanto le idee per dare corpo all’iniziativa si stanno arricchendo di contenuti. C’è chi propone di anticipare oggi i soldi di una prenotazione alberghiera di un week end per la prossima stagione.

L’operazione non ha un nome, anche se c’è chi suggerisce di chiamarla “Per chi scia la Montagna”. Sull’onda del successo riscontrato dal flash mob “Per chi suona la Montagna” che Sciare ha portato avanti, sempre ispirata con le medesime modalità. Ovvero dagli appassionati. Dunque Sciare appoggia anche questa iniziativa mettendo a disposizione ogni sua risorsa.

Tra le pagine facebook più attive c’è quella creata due giorni fa e che già vede quasi 4 mila iscritti. Si chiama in maniera provocatoria “Lo Sciatore Incazzato”.

Parallelamente è partita anche una petizione su Change.org chiamata “Chiediamo rispetto per la il mondo della montagna” e partita dagli stessi organizzatori di “La Montagna è vita“.

Una raccolta firme che non servirà certamente per convincere il Ministro Speranza a riaprire gli impianti. Anche in questo caso l’intento è quello di far capire ai governatori, evidentemente lontani dal mondo della neve, di quanto importante sia questo settore.

Oltre alla firma è possibile contribuire alla causa con due euro, destinati sempre ai lavoratori della neve. Che come tante categorie di altri settori, non sanno più come andare avanti. Scatta una solidarietà senza Scatta una solidarietà senza Scatta una solidarietà senza

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.