Turismo

Una domenica in bianco e nero

Il “Pensiero di un maestro di sci” di oggi si intitola “Una domenica in bianco e nero”

Complimenti a Marta, che ci ha fatto dimenticare un giorno, come ormai tanti altri, senza sci per noi comuni mortali.

Cronaca di un racconto di una domenica, quella di oggi, sempre uguale, da troppo tempo: qualche sci alpinista (pochi) e un gruppetto di amici che hanno deciso di passeggiare con le ciaspole.

Questa è la foto, in bianco e nero, dello sci di casa mia e certamente di tante altre località, purtroppo.

Tanta tristezza e nessuna invidia nei riguardi dello sci a tallone libero e delle racchette da neve. Che, seppure sport bellissimi, le immagini di oggi mi fanno capire che queste attività non sono di certo l’alternativa allo sci da discesa per uscire da questo “anno zero” della montagna.

Bene che ci siano devoti praticanti, ma le stazioni, e tutta la filiera del turismo bianco, vive soprattutto di sci da discesa. Con necessariamente impianti aperti, presupposto indispensabile per alberghi “pieni” di turisti e maestri di sci prenotati. E oggi, solo e soltanto desolazione.

Per questo spiace, in questo “buio” da COVID, leggere alcuni opinionisti di quotidiani (probabilmente non sciatori) scrivere dell’inutilità di costruire nuovi impianti, di disegnare nuove piste e investire sulla neve programmata.

Dividere l’opinione pubblica tra “bravi”, ovvero chi è dalla parte di una montagna senza impianti, e “cattivi”, sciatori mangia pista, profanatori di foreste e vallate, non è corretto e oltretutto non corrisponde al vero.

Stabilito che scempi paesaggistici e eventuali “oltraggi” alla natura fanno ormai parte di un passato remoto, anni ’70 e ’80, comunque effetto di un crescente boom che richiedeva posti letto e una sciovia ovunque, oggi lo sci, per rimanere al passo coi tempi, richiede collegamenti intervallivi tra un comprensorio e l’altro. Mettendo al primo posto delle scelte di una vacanze sulla neve lo “ski safari”. Che significa chilometri e chilometri di piste senza mia levarsi gli sci.

Questo non significa non avere rispetto dell’ambiente o decretare la fine delle piccole stazioni (come qualcuno ha scritto), ma semplicemente andare incontro al futuro, per non rimanere indietro, fuori dai giochi.

Investire per soddisfare, soddisfare per garantire alla montagna un ritorno economico ed evitare lo spopolamento. Ritornando alle piccole stazioni, spesso citate da “esperti” come esempio di “vere” vacanze in montagna, vale il detto: “piccolo è bello”.

Nella parola “piccolo” sta però anche la capacità di una programmazione, non in competizione con i grandi comprensori. Bensì differente, unica, con una connotata caratterizzazione, riconoscibile. Come ha ricordato in più occasioni nella “Giornata della Montagna”, Jean Barocco, da anni “testimonial” dei piccoli comuni di montagna.

“In questo grande contenitore, che sono le vacanze in montagna, diventano grandi tutti quegli sport della neve alternativi alla discesa. Ma senza alimentare alcuna concorrenza, che bene non fa, semplicemente essere capaci di privilegiare ciò che si è in grado di offrire”.

Approfittare di questo lockdown per attaccare lo sci da discesa, inquinante e sostituibile con altre attività, è ingiusto, oltre che irrispettoso per chi, grazie a questo sport, lavora, offrendo (quando nuovamente sarà possibile) divertimento a milioni e milioni di appassionati.

In Valle d’Aosta lo sci alpinismo può essere praticato soltanto se accompagnati da una guida alpina o da un maestro di sci da discesa (fino a fine ordinanza): a dimostrazione di come certi dualismi e divisioni non appartengano al mondo della montagna, quando si parla di vacanze sicure. Poi si può certamente discutere sulla legittimità di questo provvedimento.

A distruggere lo sci da discesa ci pensa già il Governo. Non abbiamo bisogno di altri vati dalla penna facile.

Walter Galli
P.S. La passione per la montagna è una sola e ognuno è libero di viverla come vuole. Pure in montagna esiste però la regola della domanda e dell’offerta. Oggi non pervenuta perché chiusi: si chiede gentilmente di riprovare il prossimo 15 febbraio. Forse andrà meglio.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.