A 2.732 metri il mondo appare diverso. Le Dolomiti entrano dalle vetrate, le pareti del Lagazuoi cambiano colore ogni ora, il vento porta con sé la stessa domanda da oltre un secolo: come si vive in montagna?
Un tempo la risposta passava per una corda, una piccozza, una stalla, una mulattiera. Oggi parla anche il linguaggio dei dati, delle filiere sostenibili, della tecnologia applicata ai boschi, della sicurezza personale. Cambiano gli strumenti, resta identica la sfida.

I Winning Ideas Mountain Awards, arrivati alla settima edizione, nascono proprio da qui. Dalla convinzione che le terre alte rappresentino molto più di una cartolina. Un laboratorio. Un banco di prova. Talvolta perfino un’anticipazione del futuro.
La montagna obbliga a pensare meglio. Chi spreca risorse dura poco, chi ignora il territorio perde la strada, chi immagina soluzioni intelligenti trova spazio. Forse per questo, tra le nuvole del Lagazuoi Expo Dolomiti, i progetti premiati raccontano un’Italia che costruisce, sperimenta e prova a lasciare un segno.
È anche questo che spinse sette anni fa l’ingegnere Stefano Illing a ideare quello che oggi è qualcosa di più di un premio o un riconoscimento!

Nella categoria dedicata ad attrezzature e abbigliamento ha vinto “Manifattura Diffusa” di Elbec. Una storia che parte dalla lana merinos di Campo Imperatore, attraversa il Biellese e raggiunge la Val Pettorina. Un viaggio lungo la dorsale del Paese che unisce artigianato, lavoro femminile, identità locale e filiera corta. Più che un capo di abbigliamento, una geografia umana.
La sicurezza, tema sempre più centrale nelle attività outdoor, ha trovato spazio attraverso due menzioni speciali. La prima per Ortovox AVABAG LITRIC TOUR 30, zaino airbag da valanga nato per aumentare le probabilità di sopravvivenza nelle situazioni più critiche.
La seconda menzione speciale è per ICE-KEY TAG | IN CASE OF EMERGENCY, il dispositivo ideato da Roberto Simonelli che permette ai soccorritori di accedere immediatamente alle informazioni sanitarie dell’utente. Un oggetto piccolo, quasi invisibile. Eppure, capace di fare la differenza nel momento più importante.

Se la montagna del passato viveva grazie alle foreste, quella del futuro potrebbe salvarsi grazie alla loro conoscenza. La categoria “Progetti e servizi per la montagna” ha premiato FOREMYC – Radicati nel Futuro, startup che ha sviluppato una sorta di gemello digitale dei boschi. Un sistema in grado di monitorare gli ecosistemi forestali e fornire strumenti utili per proteggerli e rigenerarli.
Dietro quelle mappe digitali si nasconde una delle grandi partite del nostro tempo. Tempeste, siccità, parassiti, cambiamenti climatici. Le foreste alpine assorbono ogni giorno colpi durissimi. Capirle meglio significa proteggerle meglio.

Le menzioni speciali hanno premiato due visioni molto diverse e, per questo, complementari. Arte Dolomiti, progetto culturale del Cyprianerhof Dolomit Resort, porta musica da camera, esposizioni ed eventi artistici dentro il paesaggio alpino. La cultura entra in quota e dialoga con il territorio.
AUT-LAB Scarpinocc Inclusivi e Solidali arriva invece dall’Alta Val Seriana e mette al centro persone e comunità. Ragazzi con disabilità coinvolti nella produzione degli scarpinocc bergamaschi, una delle specialità simbolo della valle. Inclusione, lavoro, dignità. Tre parole che valgono più di molte conferenze.
Anche la categoria dedicata all’agricoltura di montagna racconta una direzione precisa.
Il premio principale è andato al vino della Cooperativa Alpi dell’Adamello, realtà che lavora esclusivamente con vitigni PIWI, varietà resistenti alle principali malattie fungine. Agricoltura sostenibile, minore impatto ambientale e coinvolgimento lavorativo di giovani con disabilità convivono nello stesso progetto.

Le menzioni speciali hanno premiato Federico Graziani e la sua “Alchimia e sperimentazione sulla montagna di fuoco”, dedicata alla viticoltura dell’Etna e ai sistemi innovativi di tracciabilità digitale, e Delizie del Dahu, rete nata nelle Valli Chisone e Germanasca che riunisce tredici produttori alpini attorno a una strategia comune.
Storie differenti. Boschi digitali, zaini salvavita, vino resistente, artigianato di valle, cultura, inclusione sociale. Un filo le collega tutte.
La montagna del Ventunesimo secolo non assomiglia più a quella raccontata da Dino Buzzati o da Mario Rigoni Stern. Eppure, conserva la stessa anima. Un luogo che obbliga a misurarsi con limiti, distanze e responsabilità.

Tra le novità della prossima edizione 2027, il Premio Lagazuoi per il Giornalismo, promosso insieme ai Giornalisti Italiani Sciatori. “Un riconoscimento dedicato a chi racconta la montagna contemporanea attraverso articoli, reportage e servizi capaci di leggere il presente e immaginare il domani” ha detto
A questo si è aggiunta la sezione WIMA Angels, riservata agli studenti dello IUAV di Venezia e della Libera Università di Bolzano.
Perché il momento più interessante della giornata è passato proprio da lì. Dai lavori presentati dai ragazzi, dalle loro idee, dalla capacità di guardare alla montagna attraverso il cibo, le produzioni locali e nuovi modelli di sviluppo sostenibile.

Negli occhi di quei giovani si leggeva qualcosa di familiare. La stessa curiosità che ha accompagnato generazioni di contadini, allevatori, malgari e imprenditori di montagna. Cambiano gli strumenti, cambia il linguaggio, resta identica la domanda: come creare valore senza consumare il territorio?

Le loro proposte parlavano di alimentazione, qualità delle materie prime, filiere corte, identità locale. Temi che sulle Alpi e negli Appennini valgono molto più di una semplice strategia economica. Dentro un formaggio, un vino, un cereale recuperato o una coltivazione sostenibile si nasconde spesso la storia di una comunità intera.

In fondo la montagna vive anche di questo. Di persone che trasformano risorse semplici in cultura, lavoro e futuro.
Sul Lagazuoi, a 2.732 metri, i premi hanno celebrato idee già diventate imprese, prodotti e progetti concreti. Quegli studenti rappresentavano invece il passaggio successivo. La generazione chiamata a raccogliere il testimone.

Mario Rigoni Stern scriveva che la montagna insegna soprattutto il senso della misura. Forse vale anche per l’innovazione. Le idee migliori non arrivano per stravolgere un territorio, ma per aiutarlo a restare sé stesso.
Guardando quei ragazzi, lassù tra le Dolomiti, il futuro delle terre alte sembrava un po’ meno lontano. E decisamente più interessante.
Ogni epoca lascia in eredità la propria idea di montagna. I pionieri costruivano sentieri. Gli alpinisti aprivano vie. Gli innovatori di oggi progettano strumenti, servizi e modelli economici. La sostanza resta la stessa. Guardare più in alto.






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