Molto prima dei tablet, delle piattaforme digitali e dell’intelligenza artificiale, gli allenatori scrivevano. Riempivano quaderni, annotavano sensazioni, segnavano tempi, disegnavano traiettorie. Conservavano impressioni che spesso valevano più di qualsiasi numero. Dentro quelle pagine viveva una parte importante dello sport: la memoria dell’allenamento.
Chi ha frequentato un campo di sci estivo, una palestra o una gara conosce bene quella scena. Un taccuino infilato nella tasca della giacca, qualche foglio stropicciato, appunti presi in seggiovia, osservazioni appuntate a fine giornata. La tecnologia ha cambiato gli strumenti, non la sostanza. Allenare continua a significare osservare, ricordare, confrontare e provare a capire.
In fondo la storia di ONESporter nasce proprio da qui.
Dalla volontà di dare una casa comune a informazioni che per anni hanno viaggiato su strade diverse. Andrea Lazzaro, allenatore di sci alpino, sport manager e imprenditore, conosceva bene quella frammentazione. Programmi di allenamento da una parte, feedback degli atleti dall’altra, dati fisici, osservazioni tecniche, note personali e tabelle distribuite tra fogli, file e applicazioni differenti. Il 9 giugno 2020 quell’esperienza si trasformò in un progetto.

Andrea Lazzaro, CEO ONESporter, Silvia Sardi, Media Manager, Gioele Toffolo, IT Manager
Sei anni dopo ONESporter è diventata una piattaforma utilizzata da migliaia di atleti e allenatori tra Europa, Nord America e Giappone. I numeri raccontano una crescita importante, con circa 6.000 utenti registrati, 2.000 coach attivi, 3.000 atleti e oltre 12.000 download. Ancora più interessante appare però il percorso che ha portato fin qui.
Lo sci alpino rappresenta infatti uno degli ambienti più complessi che esistano nel panorama sportivo. La prestazione nasce dall’incontro tra tecnica, preparazione atletica, qualità della neve, materiali, meteo, stato mentale e capacità di interpretare ogni situazione. Nessun elemento vive isolato dagli altri. Ogni dettaglio influenza il successivo.
Per questo motivo ONESporter ha scelto di concentrarsi sul processo prima ancora che sul risultato. «La performance è la manifestazione visibile del lavoro invisibile», spiega Lazzaro. Una definizione che va oltre il semplice linguaggio sportivo. Perché il cronometro racconta soltanto l’ultimo capitolo della storia. Dietro una vittoria o una sconfitta convivono settimane di lavoro, trasferte, sedute atletiche, intuizioni, errori, confronti e correzioni continue.

Negli ultimi anni il mondo dello sport ha iniziato a produrre una quantità impressionante di dati. GPS, videoanalisi, test fisici, monitoraggio del carico di lavoro, wearable e feedback quotidiani accompagnano ormai la vita di ogni atleta di alto livello. Il rischio, paradossalmente, consiste proprio nell’abbondanza. Accumulare informazioni è diventato semplice. Comprenderle molto meno.
La prossima fase di sviluppo della piattaforma guarda proprio in questa direzione. L’obiettivo consiste nel costruire un ecosistema capace di mettere in relazione dati provenienti da fonti differenti, integrando feedback soggettivi, metriche sportive, test fisici e informazioni raccolte sul campo. Un percorso che prevede nuove integrazioni tecnologiche, report avanzati e strumenti supportati dall’intelligenza artificiale.

Eppure il cuore del progetto continua a trovarsi altrove. Nei rapporti umani. Nella relazione tra allenatore e atleta. Nella capacità di trasformare un dato in una decisione e una decisione in un miglioramento. Perché dietro ogni grafico esiste una storia, dietro ogni numero una scelta e dietro ogni risultato una persona.

Sei anni rappresentano un traguardo importante per qualsiasi startup. Nello sport, però, il concetto di arrivo possiede sempre un significato relativo. Ogni stagione apre nuove domande, ogni atleta cerca margini di crescita, ogni allenatore continua a inseguire dettagli che possono fare la differenza. Forse è proprio questa la lezione più interessante che emerge dalla storia di ONESporter. La tecnologia cambia rapidamente, la ricerca della prestazione continua invece ad assomigliare a quella di sempre: osservare meglio per capire di più.

I vecchi quaderni degli allenatori custodivano intuizioni, esperienze e memoria. Oggi quelle stesse informazioni viaggiano dentro strumenti molto più evoluti. La domanda, però, resta identica a quella di allora. Come aiutare un atleta a diventare la migliore versione possibile di sé stesso. E probabilmente il viaggio di ONESporter continua proprio da qui.






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