La vicentina firma il miglior gigante della carriera e ringrazia la nuova squadra: «Ad aprile mi tenevo il ginocchio, avrei firmato»
Ad aprile Asja Zenere si teneva il ginocchio con una mano. Sei mesi dopo, al parterre del Rettenbach, sorride con gli occhi lucidi. Quinta nel gigante che apre la Coppa del Mondo, undici posizioni recuperate nella seconda manche, il miglior risultato della carriera in gigante dopo il nono posto di Copper Mountain. Fa meglio soltanto il terzo posto nel superG della Val di Fassa, lo scorso inverno.

La voce corre veloce. «Felicissima – racconta ai microfoni Rai –. Se ad aprile, quando ero lì con la mano sul ginocchio, mi avessero detto che sarei arrivata quinta in gigante a Sölden, avrei firmato, probabilmente. Oggi sono su un altro pianeta».
Il merito, per lei, va diviso con chi le ha costruito l’estate attorno. Zenere ha cambiato gruppo di lavoro e ha chiesto una cosa precisa: tenere vivo il gigante accanto alla velocità. «Sono veramente contenta dell’estate con la mia nuova squadra, mi hanno dedicato tempo e li devo ringraziare, devo essere sincera. Sono stati bravi, hanno rispettato il mio gigante. Gli avevo detto che lo volevo al cinquanta per cento con il superG e loro mi hanno dato lo spazio per farlo. È stata una bella cosa».
Sulla neve si è visto. Nel pomeriggio la vicentina ha firmato il secondo tempo di manche, 1’06″77, dietro soltanto a Maryna Gasienica-Daniel. Scia rotonda sul muro e lo sci scorre sul piano. Poi quella curva di troppo poco prima del cambio di pendenza, con la mano agganciata al palo e tre o quattro decimi lasciati lì. Con una curva pulita il podio di Aicher, venti centesimi più in là, sarebbe stato alla portata.
La parte più curiosa arriva alla fine. A Sölden la vicentina puntava a crescere, il picco di forma lo aspettava più avanti. «Devo dire che non volevo essere in forma a Sölden, perché è presto. Però, se non sei in forma e va così, va bene».
Adesso ha un mese per rifinire la preparazione prima della lunga trasferta in Nord America. Con un quinto posto in tasca e un gigante tornato a essere suo.






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