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Slalom 3-Tre: i punti chiave del Canalone Miramonti

Facciamo finta, indossiamo il pettorale e proviamo ad affrontare le due manche dello slalom 3-Tre per scoprire i punti chiave del Canalone Miramonti.

Una premessa, da più di 30 anni il tracciato non si tocca. I pochi interventi effettuati sono stati solo piccoli ritocchi. Il Canalone Miramonti è sempre lui, non è cambiato da oltre sei lustri. Qui sta il suo fascino e la sua rispettabile fama. Una pista difficile, imprevedibile dove bisogna saper sciare.

È vero che i tracciatori, magari senza volerlo, se ne approfittano e accentuano i tranelli.

Di anno in anno le cronache registrano episodi spettacolari e risultati anche imprevisti, ma se si analizza l’albo doro è difficile scoprire sul podio sciatori tecnicamente mediocri.

Dunque eccoci al cancelletto della prima manche. Affacciandosi dalla casetta di partenza la pista non sembra quella che è. E qui c’è il primo trabocchetto che inganna spesso i novellini.

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La pendenza non è niente di eccezionale e invita a tirare, cioè ad andare a mille e tutti infatti, vanno come matti. Nelle prime porte, ma fatti 50 metri, ecco il primo cambio di pendenza, il primo avvertimento.

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Le cose incominciano a complicarsi appena prima dell’intermedio: ecco secondo il avvertimento! La pendenza aumenta ancora e di solito il tracciato si fa molto più angolato.

I giovani a questo punto spesso sono già in difficoltà. Ancora due o tre porte e ci si trova improvvisamente faccia a faccia con il tremendo “ginocchio”, un cambio pazzesco dove la pendenza di colpo aumenta del 50% di media (è massima tra 62 e 65%).

Un vero tuffo in un baratro di pali e curve necessariamente più angolate., dove di solito il terreno è durissimo e ghiacciato. Un tratto di pista che ci si sogna di notte. Che si prova ad affrontare in tutte le maniere e che molti impiegano varie edizioni a superare. E che solo le vecchie volpi e i veri fuoriclasse riescono istintivamente a sentire.

In quanti sono usciti in quel punto? O hanno sbagliato. Oppure recuperato? In tantissimi. Eppure il segreto non è lì, ma appena prima del fatidico scollinamento.

In quelle porte un po’ più angolate, ancora relativamente pianeggianti, si deve preparare la giusta linea di ingresso nel ripido. Prima si deve cambiare posizione e ci si deve portare più in avanti con il baricentro. Saperlo è una cosa, farlo è un’altra.

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In qualche edizione si sono visti atleti frenare visibilmente, ridurre la velocità palesemente, facendo curve esagerate, per poi magari uscire dopo poche porte ugualmente.

La prima manche di Campiglio è forse la più selettiva di tutta la Coppa del Mondo, paragonabile con la prima di Wengen quando la c’è poca neve.

Chi riesce a passare indenne il muro non ha comunque finito. La compressione, ovvero il raccordo con il tratto pianeggiante prima del traguardo, aspetta quasi sadicamente. Basta un minimo di rilassamento ( Evvai… ce l’ho fatta!) o la voglia di strafare, che ci si trova con qualche palo tra le gambe e addio finish.

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Chi rimane dentro ce la deve mettere tutta, perché anche in poche porte si perdono frazioni di secondo preziose e i più bravi si buttano letteralmente sulla linea d’arrivo (pattinando, tirando con le braccia) in un ultimo slancio di potenza.

Di solito la pista è bellissima per tutti anche per quelli che partono con numeri alti e spesso è capitato che proprio da dietro arrivino i tempi migliori. Una manche, tutto sommato breve, palpitante, che tutti sanno non è mai finita fino all’ultimo concorrente.

Bene, siamo stati bravi e ci siamo qualificati per la seconda manche, che è molto differente dalla prima.

Ci sono 50 m di lunghezza in più, poco meno di 50 secondi di gara. La difficoltà maggiore viene dalla contropendenza verso sinistra che influenza anche il primo tratto, sempre pianeggiante.

È infatti necessario seguire linee assolutamente corrette e mai esagerate in un senso o nell’altro. Se si tende a girare un po’ di più si arriva all’intermedio con un distacco irrimediabile. E curvare verso sinistra esattamente con la corretta sensibilità, diventa a volte un problema.

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Molti sbagliano interpretazione. Pensano che il tracciato giri molto e fanno più strada del dovuto o pensano che sia dritto, girano poco e si trovano in ritardo. Dopo poche porte, in ogni caso, anche qui di solito si va a manetta in un modo o nell’altro fino al ginocchio che da questa parte è meno accentuato di solito.

Il tracciato è molto vicino alle transenne laterali e anche il concorrente ha una visuale particolare. Si sente un po’ intrappolato e ingabbiato nel tracciato che gira di solito molto, per consentire una giusta decelerazione. E così anche qui se ne vedono delle belle. Le uscite e gli errori avvengono di solito prima del cambio e non dopo come capita nella prima manche.

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E comunque non essendoci una variazione così repentina, c’è un po’ più di spazio per recuperare e per non rinunciare subito. Anche qui il muro finisce nel falsopiano, complicato dalla necessità di riportarsi in linea con il traguardo.

E quindi con un ennesimo sforzo di correzione in controtendenza (si arriva in fondo al muro, spostati verso destra e si ritorna sulla sinistra per infilarsi nel traguardo) dove di solito i tracciatori mettono una porta lunga o una doppia, sempre ostiche e difficili.

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About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).