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Sölden, sette Azzurri al via nel gigante maschile. Solo Vinatzer nel primo gruppo

Vinatzer unico italiano nel primo gruppo, Franzoni riparte dal pettorale 31. Prima manche alle 10, seconda alle 13 sul Rettenbach

Stessa pista, stessi orari, luce diversa. Nella notte torna l’ora solare e domenica 25 ottobre il Rettenbach accoglie gli uomini con un sole più basso rispetto a quello che ha accompagnato le donne. Sul muro che ha visto Asja Zenere risalire fino al quinto posto, l’Italia schiera sette atleti. In ordine di partenza: Alex Vinatzer, Giovanni Borsotti, Giovanni Franzoni, Filippo Della Vite, Luca De Aliprandini, Tobias Kastlunger e Simon Talacci.

Vinatzer apre la fila italiana, unico azzurro nel gruppo dei migliori quindici. Il gardenese arriva sul ghiacciaio austriaco con un’estate diversa alle spalle, nuovi materiali e un equilibrio rivisto tra le due discipline tecniche. «Abbiamo intrapreso un nuovo percorso con lo staff, soprattutto sugli sci. Dal punto di vista atletico ho lavorato come in passato con molto volume. Dal punto di vista sciistico abbiamo lavorato tanto ad Ushuaia e anche qui: la prima gara porta sempre delle incognite con la curiosità di vedere se il lavoro fatto porta dei frutti». La bilancia degli allenamenti si è spostata verso i pali stretti. «La mia intenzione è di far vedere nell’inverno sia il Vinatzer gigantista che slalomista: abbiamo variato la distribuzione degli allenamenti, rispetto al 50% del passato, ora siamo sul 60% di slalom e 40% di gigante, anche se negli ultimi giorni ci siamo concentrati sulle porte larghe».

Giovanni Franzoni torna al cancelletto dopo l’inverno della consacrazione. L’azzurro riparte da un numero che fino a un anno fa era lontano: il 31, a ridosso dei migliori. «Per me è la prima volta con il 31 ad inizio stagione e questo mi dà carica e consapevolezza. Ho fatto un buon lavoro ma quello della terza disciplina non è un percorso semplice. Uno switch non facile e credo che mi serva ancora un po’ di tempo».

Il gigante, per lui, rappresenta la terza strada accanto a discesa e superG. Una strada in salita. «Non mi reputo ancora un gigantista al 100% e spero di diventarlo in futuro: i polivalenti stanno un po’ scomparendo e competere in tre discipline resta delicato e spesso a discapito del proprio punto forte, proprio per questo il mio riferimento resterà sempre la velocità, in ogni caso». Fuori dalle piste, intanto, qualcosa è cambiato. «La mia vita è diventata un po’ più stressante, ma mi sta dando anche tante opportunità ma a parte questo sono rimasto la stessa persona, con gli stessi interessi e gli stessi amici».

Sul Rettenbach l’Italia maschile ha conosciuto il podio due volte, sempre sul secondo gradino: Max Blardone nel 2004, Manfred Mölgg nel 2012. Domenica la caccia al terzo riparte alle 10 con la prima manche. La seconda alle 13, in diretta su RaiSport ed Eurosport.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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