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Altavia Crew, montagna scelta di vita

La montagna come scelta di vita, professione e continua scoperta. È il percorso di Renata Rossi, prima donna guida alpina in Italia, protagonista della sesta puntata di Altavia Crew, il progetto editoriale di OVS realizzato in collaborazione con Athleta Lab.

Ci sono passioni che nascono prima ancora di diventare consapevoli. Per Renata Rossi la montagna è stata fin dall’inizio una dimensione naturale, il luogo in cui è cresciuta e nel quale ha trovato la propria strada. Originaria della Valchiavenna, nel 1984 è diventata la prima donna guida alpina in Italia, aprendo un percorso professionale che ha contribuito a cambiare la storia dell’alpinismo italiano.

Il suo cammino non è stato lineare

Dopo il liceo classico si è iscritta prima a Medicina e successivamente a Psicologia all’Università di Padova. Gli studi, tuttavia, non sono riusciti a distoglierla dal richiamo delle montagne di casa. La decisione di tornare in valle ha segnato l’inizio di una nuova vita. L’incontro con Franco Giacomelli, già guida alpina, ha dato forma a un progetto condiviso, fatto di esplorazioni, arrampicate e nuove esperienze professionali.

Il traguardo del 1984 è arrivato dopo un percorso impegnativo. Superate le selezioni nel 1979 e concluso il corso da aspirante guida nel 1981, Rossi ha completato la formazione nazionale tre anni più tardi. Un risultato raggiunto anche affrontando incomprensioni e resistenze, senza mai considerare il fatto di essere donna come un limite o un’etichetta. In montagna, come racconta nell’intervista, contano soprattutto preparazione e capacità: «O ci sei, o non ci sei».

Insieme al marito ha poi contribuito a sviluppare l’attività delle guide in Valchiavenna, dove all’epoca mancava una struttura professionale consolidata. Arrampicata, alpinismo, trekking e lavori in fune sono diventati parte di un’offerta che si è progressivamente ampliata, fino a includere il canyoning. A metà degli anni Novanta, l’esplorazione dei torrenti ha aperto una nuova prospettiva sul territorio. Tra le esperienze più significative c’è la scoperta e l’attrezzatura del torrente Boggia, nella Val Bodengo, oggi conosciuto a livello internazionale.

La natura da comprendere e rispettare

Per Rossi, aprire una nuova via in parete o esplorare un canyon significa soprattutto confrontarsi con l’ignoto. Non è soltanto una questione sportiva, ma un’esperienza di scoperta e relazione con l’ambiente. Roccia e acqua diventano elementi da comprendere e rispettare, attraverso competenza tecnica e consapevolezza dei rischi.

È proprio la trasmissione di questa conoscenza uno degli aspetti che considera più importanti del mestiere di guida alpina. Accompagnare le persone significa anche raccontare la montagna, la sua geologia, la storia e le caratteristiche naturali, aiutandole a sviluppare un rapporto responsabile con l’ambiente.

Oggi Renata Rossi continua a vivere e lavorare tra Valchiavenna e Bregaglia, mantenendo un legame profondo con il Pizzo Badile e la Val Bondasca, luoghi fondamentali nella sua formazione alpinistica. La sua storia è anche quella di una donna che ha aperto una strada: un percorso che oggi può rappresentare un riferimento per le nuove generazioni di guide alpine.

Qui l’intervista completa

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