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Laser agli occhi: perché Brignone e tanti altri atleti vedono meglio in pista

Il dottor Angelo Appiotti, che ha operato anche Innerhofer, Curtoni, Delago e Fachin, racconta quanto contano gli occhi in discesa. E da che età un giovane agonista può pensare al laser

Federica Brignone ci vedeva poco. Detta così sembra una battuta, invece è una storia vera e pure a lieto fine. Miope da ragazzina, per anni ha sciato con le lenti a contatto, che col tempo l’hanno soddisfatta sempre meno. E in gara un fastidio all’occhio vale quanto un sasso nello scarpone.

Un giorno il suo allenatore, Gianluca Rulfi, le dà un consiglio: senti Innerhofer. Christof si era già fatto operare dal dottor Angelo Appiotti e ne era contento. Federica ci va. La visita scova un astigmatismo miopico composto di grado medio. Paroloni. Tradotto: un difetto da sistemare. Il dottore lo sistema con la FemtoLASIK e con un protocollo tutto suo, il PSP, Personal Sportsman Profile.

Il risultato lo racconta lei. «Mi sono accorta della differenza soprattutto nelle condizioni di “falsa luce” e di poca visibilità, dove mi sembrava di vedere un po’ di più i particolari». La falsa luce, per chi scia la domenica, è quella giornata grigia in cui la pista diventa un lenzuolo e le cunette spariscono. Le scopri quando ci sei sopra, di solito con le ginocchia. Federica invece adesso le vede prima: «Questo mi ha aiutata già dall’allenamento ad acquisire più fiducia», dice. «Vedere meglio e avere più fiducia è davvero fondamentale». E la fiducia, nello sci, vale più di un paio di sci nuovi. Chiedetelo a chi a Milano Cortina ha vinto due ori.

Appiotti questo mestiere lo fa da oltre trent’anni e ha trattato più di 40.000 occhi. Fate il conto: uno stadio pieno di gente che adesso legge i cartelli da lontano. Nel suo studio sono passati anche Elena Curtoni, Nicol Delago e Fabiana Fachin dello snowboard, oltre naturalmente a Innerhofer. In pista, spiega, vedere bene significa «riuscire a leggere ciò che si ha davanti, interpretare rapidamente i cambiamenti del terreno e adattare il gesto atletico in tempo reale».

Il suo PSP parte da un’idea semplice. L’occhio di un impiegato e quello di un discesista fanno lavori diversi. Il primo legge un monitor, il secondo un muro ghiacciato a cento all’ora con la luce che cambia ogni dieci metri. Per questo la diagnosi tiene conto di velocità, sbalzi di luce e fatica, poi si sceglie la tecnica: PRK, FemtoLASIK, ReLEx SMILE o lenti intraoculari ICL.

Una notizia interesserà parecchi genitori di sci club. Indicativamente fra i 18 e i 20 anni la chirurgia refrattiva si può già valutare, anche per chi gareggia. Appiotti però frena gli entusiasmi: «è fondamentale verificare che il difetto visivo sia stabile e valutare attentamente la salute oculare e le caratteristiche della cornea». Ogni occhio è una storia a sé, insomma. Prima la visita, poi il resto.

Il passaparola intanto funziona: prima Innerhofer, poi Federica. Il prossimo azzurro con le lenti a contatto in tasca sa già a chi telefonare.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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