La doppia campionessa olimpica ha chiuso il 26 ottobre l’esperienza con l’Arma e riparte dalla società dove ha imparato a infilare le porte. Una scelta di cuore, col Monte Bianco come testimone
Federica Brignone ha preso la strada di casa. La più breve, quella che porta dritta alle origini. Il 26 ottobre si è congedata dal Centro Sportivo Carabinieri, la squadra che l’ha accompagnata fino ai due ori di Milano Cortina, superG e gigante, roba da far tremare i polsi a chiunque. Per gareggiare serve però il tesserino di uno sci club e lei ha scelto quello più vicino al cuore: lo Sci Club Courmayeur, dove è nata sciisticamente.
A Courmayeur il suo nome sta già scritto sulla neve. Da marzo 2025 la pista 14, quella che scende dal Col Chécrouit con punte al 45%, si chiama Federica Brignone. Ci sciano ogni giorno i ragazzini del club, che adesso hanno come compagna di squadra la “proprietaria” della pista. Fortunati.
Lo Sci Club Courmayeur Monte Bianco ha più di un secolo. Nasce nel 1912 da un gruppo di fondisti e il primo presidente, il dottor Mario Sincero, oltre a firmare le carte accompagnava gli atleti alle gare. Su quelle nevi sono cresciuti Osvaldo Picchiottino, negli anni Sessanta allenatore della squadra femminile azzurra e padre di Rudi, da oltre trent’anni direttore tecnico del club, Glorianda Cipolla, olimpica a Grenoble 1968, Richard Promotton, Ninna Quario, Paola Marciandi, Matteo Belfrond, Alberto Schieppati, Marco Albarello. Nel 2012, anno del centenario, i tesserati erano oltre trecento, duecentocinquanta dei quali bambini in allenamento agonistico.
Il gesto di Federica va letto dentro questa storia. Nello sci italiano il percorso dei campioni porta quasi sempre alle divise dei gruppi sportivi militari e lo sci club diventa il nido da cui si vola via, con una foto in bacheca e un po’ di nostalgia. Una doppia olimpionica che rientra da quella porta rimette in ordine le cose. Ricorda a tutti che i campioni nascono lì, fra genitori trasformati in cronometristi e cene sociali che tengono in piedi i bilanci. E che lì, a volte, ritornano.
«Ai Carabinieri devo tanto e porterò sempre con me la gratitudine per chi mi ha sostenuta», racconta Federica. «Adesso sento il bisogno di chiudere un cerchio. Courmayeur è la mia casa sciistica. Rimettere lì il mio nome è un modo per dire grazie a chi ha creduto in me per primo».
Il ginocchio sinistro, operato di nuovo ad agosto, intanto fa il suo mestiere di ginocchio: decide lui. Federica lo ascolta con la pazienza di chi ne ha viste tante, al fianco del fratello Davide che la allena. «Vedremo dove mi porterà. Di sicuro, qualunque strada prenda, parte da Courmayeur».
Chiedete ai bambini dello sci club chi è la loro nuova compagna. Ve lo diranno a voce altissima.






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