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Andrea Sini, direttore scuola sci Campiglio, risponde al Corriere

Questa è una lettera, scritta per rispondere al Corriere della Sera, a firma Andrea Sini, direttore della Scuola Sci Madonna di Campiglio, Vicepresidente Associazione Maestri di Sci del Trentino. Nonché Consigliere CdA – Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena.

In realtà quello di Andrea è un commento a un botta risposta avvenuta sul quotidiano milanese tra un lettore e l’editorialista. Ora, per comprendere la lettera non è necessario sapere cosa si sono detti i due interlocutori, poiché leggendo il commento di Andrea, è tutto molto chiaro. Ad ogni modo, cliccando su questo link, si può accedere anche a questa prima fase.

Quello che a noi preme, è trasmettere il pensiero di un professionista della neve, ovviamente in riferimento al grande problema della chiusura degli impianti a Natale.

“Leggo con piacere la sua romantica visione dello sci nel marasma di quanto pubblicato in questi giorni a riguardo del nostro amato Sport e della nostra splendida Professione.

Mi preme inviarle alcuni pensieri sorti prendendo spunto dalla sua lettera, oltre che dalle tristi parole incattivite di molti.

Non scrivo sui social perché ritengo siano uno scudo troppo a portata di mano per potersi permettere pensieri poco ragionati e premetto che non ho alcuna soluzione certa in tasca, ma che sono un accanito ricercatore della “media via”.

Che al primo posto debba rimanere la salute è indubbio, e posso assicurare che è così per tutti gli operatori di Montagna. Nessuno di loro, nessuno di noi, si permetterebbe di anteporre interessi economici alla salute di tutti.

La voce che si è levata in questi giorni chiede con forza che le decisioni vengano prese considerando la situazione nel suo complesso, perché errori di visione in questo momento potranno mettere in seria difficoltà chi VIVE in montagna, vivendo DI montagna.

Nella sua lettera richiama all’esigenza di rimodernare gli impianti di risalita. Dott. Cazzullo, le care vecchie funivie non esistono quasi più già adesso, sostituite da moderni impianti che trasportano poche persone in ogni vettura e con una alta portata oraria.

Se non altro vale la pena ricordare che la modernizzazione degli impianti è stata possibile negli anni grazie ad un motore economico – quello del turismo di montagna – particolarmente sano e virtuoso. A cui tutta la filiera degli operatori prende parte.

Manca nelle sue note che questa filiera si è mossa da mesi per realizzare, di concerto con Le Aziende per i Sanitari e le istituzioni Regionali / Provinciali, protocolli di gestione “anti-covid”. Al fine di limitare il rischio di contagio. E grazie a questi, sarà impossibile avere cabinovie strapiene, rifugi stracolmi, lezioni di sci sovraffollate.

Impiantisti, Scuole di Sci, albergatori, rifugisti, Commercianti sono pronti a ricevere gli ospiti in sicurezza, garantendo standard di sicurezza altissimi, rinunciando ai volumi cui erano abituati contingentando i flussi.

Effettuando ancora una volta investimenti (non sovvenzionati, lo posso assicurare) per adeguarsi alle necessità contingenti e per riuscire a lavorare facendo ciò che sono capaci di fare. Dico addirittura che alcuni metodi e sistemi congegnati per far fronte all’emergenza epidemiologica hanno dato spinta virtuosa a necessità già esistenti prima e di cui potremo godere anche ad emergenza dimenticata. Come da ogni crisi, potremo uscirne più forti.

Mi viene da dire poi: non è forse vero che per varie ragioni, anche lavorative, la gente sta frequentando gli hotel e i ristoranti? Per quale ragione, se gestiti con protocolli già esistenti, l’hotel in montagna dovrebbe essere motivo di sovraffollamento più pericoloso?

Condivido quando critica il relegare lo sci a un capriccio: si tratta di “star bene”, di sport, di economia e lavoro.

Ho la fortuna di sciare con allievi/amici di tutto il mondo. beh, non sa che soddisfazione notare quanto si dicano rigenerati al termine di una settimana sulla neve. Che in molti casi è l’unica settimana di sport per loro durante tutto l’anno!

Non voglio ripetere ciò che tanti hanno già detto, ovvero che noi “montanari” viviamo, manteniamo le famiglie. E che investiamo nell’economia italiana contando sui flussi turistici di soli sei mesi l’anno, a significare quanto sia pericoloso saltare a piè pari settimane o mesi di attività (per inciso, nei restanti mesi dell’anno lavoriamo senza turisti per preparare i servizi delle nostre località).

Desidero fare cassa di risonanza però sull’attenzione necessaria a queste decisioni. Nessuno di noi vuole mettere ulteriormente in difficoltà il disequilibrio del sistema sanitario. Nessuno di noi ha sete indiscriminata di guadagni. Ma se le condizioni vi sono, considerati anche i severi protocolli elaborati ed approvati, chiediamo ci venga data la possibilità di fare ciò che sappiamo fare.

Insomma, se si potrà in salute la Montagna ci sarà al meglio, ancora una volta. E quanto sono ancora belli i maglioni di lana che fanno le scintille!

La saluto cordialmente.

Andrea Sini.
Andrea Siri direttore sci Campiglio Andrea Siri direttore sci Campiglio

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.