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Il volto di una valle, il sorriso della Marcialonga: Sofia Trettel è la nuova Soreghina

In poche manifestazioni sportive il passaggio di consegne possiede un valore così profondo. La Marcialonga affida ogni anno il proprio racconto a una ragazza delle sue valli, quasi un patto silenzioso fra generazioni. Per dodici mesi quel sorriso diventa il primo incontro con la Marcialonga per migliaia di persone.

Da ieri quel compito appartiene a Sofia Trettel. Ventidue anni, di Masi di Cavalese, laureanda in ingegneria meccanica all’Università di Bolzano e prossima a proseguire gli studi in Sport Engineering a Lecco, Sofia ha conquistato la giuria e il pubblico al termine di una serata che ha riempito il Teatro Centro Polifunzionale di Castello di Fiemme, trasformando la scelta della nuova Soreghina in un momento di autentica partecipazione collettiva.

Il suo profilo racconta molto dell’evoluzione della montagna contemporanea. La preparazione universitaria convive con un’importante esperienza sportiva, dal titolo italiano nel salto ostacoli allo sci di fondo, passando per il minibasket, mentre il volontariato e la collaborazione con la stessa Marcialonga testimoniano un legame profondo con la comunità nella quale è cresciuta.

Il suo profilo racconta molto dell’evoluzione della montagna contemporanea. La preparazione universitaria convive con l’attività sportiva, il volontariato trova spazio accanto allo studio, il desiderio di partire per costruire il proprio futuro continua a dialogare con le radici. Sofia frequenta Ingegneria meccanica all’Università di Bolzano, proseguirà il percorso in Sport Engineering a Lecco, porta con sé un passato agonistico che attraversa il salto ostacoli, lo sci di fondo e il minibasket, dedica tempo all’associazionismo e alla stessa Marcialonga. Un percorso personale che riflette quello di molti ragazzi delle vallate alpine, capaci di guardare lontano senza interrompere il rapporto con il luogo da cui tutto è cominciato.

Lo stesso filo ha unito anche Annalisa Cavada, Greta Guadagnini e Martina Tonini. La serata ha consegnato alla giuria quattro candidate diverse fra loro, quattro modi di interpretare il legame con il territorio, quattro storie costruite attraverso studio, sport, lavoro e volontariato. La scelta ha richiesto attenzione proprio perché nessuna cercava un palcoscenico; ognuna desiderava rappresentare la propria comunità.

Il Teatro Centro Polifunzionale di Castello di Fiemme ha accolto il pubblico delle grandi occasioni. Il presidente della Marcialonga Tiziano Romito ha guidato una giuria composta dal Regolano della Magnifica Comunità di Fiemme Christian Larentis, da Alan Barbolini per ITAS, Giancarlo Cescatti per l’Apt Val di Fiemme e Val di Cembra, Stefania Zorzi per lo Sci Club Marcialonga, Anna Facchini per il consiglio di amministrazione della manifestazione, dal sindaco di Castello-Molina di Fiemme Marco Larger, dalla giornalista Stefania Povolo e dal campione olimpico Franco Nones, insieme ai voti espressi attraverso i social.

Le esibizioni delle ragazze della Ginnastica Fiemme e Fassa hanno accompagnato una serata vissuta con il ritmo delle occasioni importanti, fino al momento più atteso.

Il passaggio della catenina d’oro della Magnifica Comunità di Fiemme dalle mani di Pamela Croce a quelle di Sofia Trettel ha assunto il valore di un gesto che accompagna la Marcialonga da decenni. Nessun semplice cambio di testimone. Piuttosto la continuità di un racconto collettivo che ogni anno trova un volto nuovo.

«Per me è un grande onore rappresentare la Marcialonga nel 2027. Amo mettermi in gioco e affrontare nuove sfide. Il mio obiettivo consiste nell’unire l’ingegneria e lo sport», ha spiegato Sofia dopo la proclamazione.

Pamela Croce ha salutato il pubblico con parole che sintetizzano lo spirito dell’incarico: «Porterò sempre nel cuore questa esperienza. La Marcialonga disputata sotto la neve rimane uno dei ricordi più intensi del mio anno da Soreghina».

La Marcialonga attraversa le valli per un giorno, la Soreghina le rappresenta per un anno. In quella differenza si coglie il senso di una tradizione che continua a rinnovarsi senza perdere autenticità. Le gare celebrano il risultato, figure come la Soreghina custodiscono invece il patrimonio meno visibile, quello fatto di identità, appartenenza e accoglienza. Valori che nessun cronometro misura e che proprio per questo accompagnano la Marcialonga molto oltre la linea d’arrivo.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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