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Capelli sciolti o raccolti? Un centesimo contro la libertà!

La premessa e la richiesta che mi ha fatto una maestra di sci erano chiare: «Carino l’articolo dell’altro giorno, ma prova a scriverne uno sulla donna che scia con i capelli lunghi che sventolano fuori dal casco». Ho guardato lo schermo del telefono, ho fatto un sospiro e ho pensato che fosse una delle provocazioni più bizzarre di sempre. Poi mi ci sono messo: in fondo la sfida del giornalismo è proprio questa, prendere un dettaglio apparentemente scemo e trasformarlo in una storia. Se Boccaccio avesse dovuto raccontare i corteggiamenti e le dame del suo Decameron sulle Alpi, avrebbe ambientato tutto a duemila metri, tra un impianto di risalita e un rifugio. Perché la chioma al vento sulla neve è puro teatro cavalleresco applicato agli sport invernali. Da una parte c’è l’ossessione contemporanea per la tecnica, materiali in carbonio, strutture micrometriche sulle solette, tute studiate in galleria del vento e dall’altra c’è questo vezzo da poema epico. Una treccia bionda o una criniera mora che sbuca da sotto la calotta di plastica e sfida le leggi dell’aerodinamica.

Poi arriva la scienza, che ha sempre il brutto vizio di rovinare la poesia. Perché diciamolo: dal punto di vista della fisica pura, la chioma sciolta è una follia. Un’insegna d’orgoglio che paga un dazio pesantissimo. All’incrocio tra due curve condotte con decisione, le ciocche diventano una cometa sferzata dai cento all’ora. Al primo traverso con vento contrario, la chioma ti si appiccica sulla maschera cancellando la visuale sul muro di ghiaccio. Per non parlare del momento verità al bar del rifugio: la sciatrice slaccia il casco sognando l’effetto pubblicità dello shampoo, e invece la combinazione di umidità, lana e sudore le regala la pettinatura di un leone che ha appena preso la scossa elettrica.

Il fatto è che oggi lo sci è arrivato al punto di misurare praticamente tutto: la posizione del corpo, il casco, la tuta, la superficie delle solette. Adesso siamo arrivati ai capelli.

In Coppa del Mondo la questione è comparsa persino nelle discussioni degli esperti. I capelli lunghi e sciolti possono creare turbolenze, quelli raccolti sembrano più efficienti. Parliamo di scarti minimi, naturalmente. Talmente minimi che viene da sorridere: una sciatrice può passare mesi a preparare una discesa e poi qualcuno le suggerisce che, magari, sotto il casco sarebbe meglio una treccia.

Malorie Blanc, che nel frattempo una gara di Coppa del Mondo l’ha pure vinta, si è ritrovata dentro questa curiosa faccenda. Il suo serviman le ha suggerito di cambiare acconciatura per guadagnare qualche centesimo. Già, qualche centesimo. È qui che lo sci diventa meravigliosamente maniacale. Si limano gli spigoli, si provano materiali, si analizzano le traiettorie e alla fine arriva qualcuno con il metro invisibile della galleria del vento a guardarti i capelli.

Dicono che le puriste della traiettoria racchiudano ogni singolo capello dentro lo scaldacollo. Dicono che lo sci moderno sia solo questione di angoli e millisecondi, senza spazio per i fronzoli. Fino a prova contraria, però, ha ragione chi non rinuncia a un pizzico di irriverenza. Vedere quel nastro di seta che danza nel gelo mentre scendi è la dimostrazione che ci si può prendere sul serio senza diventare noiosi.

E poi c’è una cosa che i numeri, per fortuna, non possono spiegare. Una donna porta i capelli lunghi perché le piacciono così. Li lascia crescere, li cura, li sistema come vuole. Poi arriva in pista e scopre che quei capelli, lasciati liberi, potrebbero costarle un soffio di secondo. Sai una cosa? Chi se ne frega di quel centesimo. Lasciamola scendere così, con la chioma fuori dal casco che prende aria, si muove, si scompone. Quando scii per il puro gusto di sciare, lasciali liberi. Che corrano anche loro.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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