La Federazione difende la richiesta di confronto inviata il 24 settembre alle Procure sportive e annuncia iniziative per accertare come il documento sia arrivato ai quotidiani del Gruppo Nem.
La Federazione Italiana Sport Invernali ha risposto con una nota agli articoli pubblicati il 13 ottobre dai quotidiani del Gruppo Nem sulla lettera inviata alle Procure sportive nell’ambito del caso di Matteo Franzoso, l’azzurro scomparso il 13 settembre 2025 durante un allenamento a La Parva, in Cile.
La Fisi «contesta fermamente l’utilizzo volutamente distorto e strumentale» della lettera,
datata 23 settembre e spedita il giorno successivo alla Procura generale dello Sport del CONI e alla Procura federale. Secondo la Federazione, gli articoli ne offrono «una lettura parziale e fuorviante», trasformando «una richiesta di confronto istituzionale in una presunta indebita pressione sugli organi della giustizia sportiva».
La nota inquadra la lettera nella richiesta già avanzata il 29 maggio 2026 di integrare e riaprire le indagini, concluse con un’archiviazione «allo stato degli atti», per accertare compiutamente i fatti «nell’interesse di tutti i soggetti coinvolti». La Federazione ribadisce di aver segnalato alle Procure quella che considera una contraddizione evidente. Da una parte c’è la decisione di archiviare per l’assenza di elementi utili all’azione disciplinare. Dall’altra ci sono alcune affermazioni contenute nello stesso provvedimento che parlano di presunte responsabilità, espresse secondo la Fisi «senza il minimo riscontro probatorio» e al di fuori delle competenze della giustizia sportiva.
Proprio quelle affermazioni, sottolinea la Federazione, sono state poste a fondamento della richiesta di risarcimento di oltre 2,6 milioni di euro avanzata dalla famiglia Franzoso. «La Federazione non chiedeva di occultare presunte responsabilità né di condizionare l’autonomia delle Procure», si legge. Il confronto richiesto «mirava invece a chiarire le ragioni di tale ingiustificabile incongruenza».
La Fisi rivendica il dovere di tutelare «tutti i membri della propria famiglia»
e di segnalare quello che ritiene un errore, «soprattutto se da questo possano derivare ingiuste ripercussioni per la FISI e per tutto il suo movimento». La nota ribadisce poi «il proprio impegno per il pieno accertamento dei fatti, nel rispetto della famiglia Franzoso e dell’indipendenza degli organi competenti».
Nell’ultima parte la Federazione denuncia «la gravità della divulgazione della propria corrispondenza istituzionale privata», alla cui diffusione afferma di non aver mai dato il consenso. Ricorda che gli stessi articoli dichiarano che il Gruppo Nem disponeva della lettera già prima delle elezioni federali. Per questo la Fisi ritiene che il documento sia stato «illecitamente messo a disposizione della stampa» e annuncia che si attiverà perché le autorità competenti accertino modalità di acquisizione, trasmissione ed eventuali responsabilità, riservandosi «ogni iniziativa a tutela della propria reputazione».






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