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Così la lettera di addio alle gare di Lara Gut

Qualcosa si è concluso.

E come si possono tradurre in parole emozioni così profonde?

Forse lo si capisce davvero quando gli obiettivi, la ricerca continua del miglioramento, lasciano spazio alla felicità, alla pienezza interiore, alla capacità di misurare il cammino percorso.

Ricordo il mio primo podio a Saint Moritz, dopo essere caduta sul traguardo. Durante la cerimonia della sera fui travolta da un vortice di emozioni: l’incredulità, una gioia immensa, mescolata a un lieve senso di smarrimento. Ero felice e spensierata.

Lo scorso ottobre, a Sölden, le emozioni erano ancora più profonde. Alla felicità e alla soddisfazione che avevo provato nel 2008 si erano aggiunte la consapevolezza del percorso compiuto e l’orgoglio per tutta la strada fatta. Era una felicità più matura, più completa.

Ho avuto la fortuna e l’onore di vivere una carriera lunghissima e intensa, di esprimere i miei sogni e le mie aspirazioni attraverso il mio modo di sciare, di affrontare questo viaggio accanto a persone straordinarie.

Quella sensazione di assoluta libertà sulla neve non mi ha mai abbandonata. C’era già quando ero bambina, mi ha accompagnata da atleta e continuerà a far parte della mia vita.

Mi considero anche molto fortunata per poter fare questa scelta. Dopo quasi vent’anni di sport ad altissimo livello, nonostante le cadute e gli infortuni, non soffro di alcun dolore cronico. E non voglio arrivare a soffrirne.

Anche per questo so che è arrivato il momento. Il momento di smettere di ostinarmi a voler superare i miei limiti a ogni costo, di imporre al mio corpo determinati ritmi e determinate fatiche.

Per me lo sci rappresenta qualcosa di magico e naturale. Costringere il mio corpo e la mia mente a sopportare e gestire il dolore significherebbe offuscare l’immagine che custodisco dentro di me di tutto ciò che ho vissuto con tanta passione.

L’elenco dei ricordi è infinito. Soltanto oggi riesco a rendermente pienamente conto e ad assaporarli.

Per anni ho lavorato senza sosta con un solo obiettivo: eccellere e vincere. Oggi provo soltanto una profonda felicità e mi emoziona rendermi conto di quanto tutto questo sia stato bello.

Grazie papà per essere sempre stato al mio fianco, dal primo all’ultimo giorno. Mi hai insegnato a cercare le soluzioni invece di vedere montagne di problemi.

Grazie mamma per averci seguiti anche nelle avventure più folli e per essere sempre stata la mia mamma, in qualunque circostanza.

Grazie Jan. Sei il miglior fratellino del mondo. Mi hai sempre sostenuta e incoraggiata.

Grazie Valon, amore mio. La vita accanto a te è straordinaria.

Grazie a tutte le persone che hanno fatto parte di questo percorso. Grazie a chi era davanti alla televisione e ha vissuto ogni emozione insieme a me. Grazie agli allenatori che hanno sostenuto mio padre e hanno lottato per me. Grazie a chi, a volte senza che io lo sapessi, ha fatto qualcosa per permettermi di sciare. Grazie ai bambini che sognano di fare sport e ai genitori che li accompagnano.

Grazie per aver fatto parte di questo viaggio straordinario.

Grazie a tutte le persone che amano lo sport e vivono per esso.

Credo che nella vita ci sia un tempo per ogni cosa. Oggi so che per me è arrivato il momento di non indossare più un pettorale e di non prendere più il via di una gara.

Non vedo l’ora di continuare a sciare. E sono felice così.

Lara

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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