Notizie

È iniziato sotto la neve il tour di “Gianni e Pinocchio”

(editoriale) Oggi, 2 dicembre, parte il Tour delle Alpi. Cioè, forse domani, visto che gli impianti per il momento a Cervinia sono chiusi per eccesso di neve. Si tratta di 13 tappe da qui fino a marzo, sparpagliate da est a ovest nelle località più belle e che ben si adattano a questo format.

Già, qual è il format?

Quello di una festa a cielo aperto. È tutto gratis ma serve un invito. Non è fatto di carta e non prevede nemmeno una prenotazione, perché è aperto a tutti. Cioè, non proprio a chiunque, perché è necessario possedere determinate caratteristiche.

La prima: essere simpatici. All’ingresso del villaggio costituito da tende, anzi, moderni gonfiabili un po’ techno, bisogna esibire un sorriso. Ne basta uno, anche se un po’ stiracchiato. Se proprio si è smorfiosi dalla nascita l’importante è saperlo nascondere in qualche modo, sapendo che c’è il rischio di essere sgamati. In questo caso… fuori!  Perché chi lo ha messo in piedi non ha altro interesse se non quello di divertirsi. La prova?

Mi perdoni, Signor Gianni Romé, perché ha inventato il Tour delle Alpi?
Partiamo malissimo, in montagna ci si dà del tu, non lo sai? Chi non riesce a staccarsi da una certa formalità, stia pure fuori dal villaggio. Per rispondere alla tua domanda non ci vuole molto.

Ecco, dunque, dicevo… Cioè, ma che diavolo di domanda è? Non lo so perché! Forse stando tutti i giorni in negozio a far scarponi e a consigliare quali sci prendere, ho bisogno di un po’ d’aria fresca.

Se poi non mettessi mai i piedi sulla neve come potrei capire le esigenze degli sciatori quando mi chiedono di aiutarli? Poi, si sa, Mortara è il paese dell’oca dalla quale si è ispirato il gioco di società più famoso al mondo. Lanci i dadi e inizi a girare. Come al tour.

Sono un uomo di neve, di montagna, nato qui, in Lomellina, e qui ho aperto Tuttosci quando Thöni doveva ancora nascere. Si fa per dire, dai, sorridi ogni tanto!
Ok, dai rispondo seriamente. Il Tour delle Alpi è un invito allo sci. L’obiettivo è quello di avvicinare tanti appassionati, possibilmente genitori, perché trasmettano la gioia della neve ai propri figli.

Togli lo smartphone dalle mani del tuo bambino e infilagli un paio di guanti imbottiti. Poi passagli un paio di sci. La sua espressione cambierà, perché sa che potrà diventare lui l’attore della scena che finora ha visto solo da spettatore di tanti video su TikTok. Scoprirà che lo sci è un mucchio di cose. Un mondo tanto bianco quanto vibrante di vita gioiosa e profonda, una composizione di ritagli nei quali si muovono cime, coraggio, abilità, luci, velocità, vento, colori, stile, passioni.

E chi non ha figli?
Ce l’avrà pure un dannato nipote, un amico papà, una collega mamma! Insomma, se non andiamo a parare lì, lo sci non avrà un futuro. Non lo dico per tirare l’acqua al mio mulino, ma ci sarà pur un motivo per cui qualsiasi sciatore ricorda perfettamente qual è stato il suo primo paio di sci! E se, allo stesso modo non dimentica il nome del suo primo maestro di sci anche dopo 50 anni. Difficilmente questo accade con altri sport e sinceramente non me lo so scientificamente spiegare, però è così.

Allora, che succede al Tour delle Alpi?
Ma sei proprio un bel tipo tu. Se non sei mai stato in quel ristorante sai come mangerai? Ci entri perché hai fame, giusto? Ecco, allora al Tour delle Alpi è lo stesso. Ho messo in piedi questo ambaradan per creare gioia, trasmettere l’abc dello sci, un mix tra tecnica, sicurezza, abilità e allegria. 

Nei villaggi in genere si mangia. Si mangia?
Qualche degustazione, per pranzare si va nei rifugi. Mica andiamo nelle località per togliere lavoro ai local!»

Si testano sci? «Solo Head, perché il tour l’ho condiviso fin dalla prima edizione con Corrado Macciò, capo carismatico di Head Italia, uno dei pochi a capire il senso di questo viaggio. Per provarli tutti c’è Prove Libere Tour, altro bellissimo evento. 

Gadget?
Non abbiamo 100 sponsor ma ne abbiamo, quelli giusti, quelli che si impegnano da anni nel settore neve per qualcosa di utile. Di sicuro chi viene a trovarci non se ne va mai a mani vuote.

Musica a manetta, immagino?
Ovvio, ma quest’anno ci sarà una bella sorpresa. 

Dj set? Si balla sui tavoli?
Ti sembro il tipo? No guarda, il tunz-tunz non fa per me. Li vedi i capelli bianchi? Non è neve, ma vissuto. Sono per la classe e la cultura, il che non significa essere boomer, ma eleganti. Non spiffero niente per non rovinare la sorpresa.

Capito, un X Factor o un Amici sulla neve!
Fuochino, ma finiamola qui, devo raggiungere il mio fantastico team di ragazzi, che ora è a Plain Maison seppellito dalla neve! Si prova domani e poi ci si organizza per la prossima tappa con un ritmo incessante. Carica e scarica i sei furgoni e via, ancora alla volta di Cervinia (8-10 dicembre) Sai che mazzo ci facciamo? Sveglia alle 5, monta (e smonta) una dozzina di tende gigantesche, riempile con ogni bendiddio, dai retta a centinaia di appassionati…

È una faticaccia, chi me lo fa fare!
Bugiardo! 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

Add Comment

Click here to post a comment