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Il giallo delle mascherine studiate per lo sci

Il giallo delle mascherine studiate per lo sci
L’ultimo decreto governativo ha indicato come unica mascherina utilizzabile negli ambienti chiusi quella di tipo FFP2. Questa misura ha provocato non poche reazioni nel mondo dello sci. Scuole, società impianti, sci club e migliaia di appassionati si sono da tempo dotati di mascherine principalmente in tessuto di tipo chirurgica, decisamente più indicate per lo sci rispetto ai dispositivi di protezione che non si possono riutilizzare. Per intenderci, la classica chirurgica azzurra. E che, oltretutto, dovendo bloccarla con l’elastico dietro le orecchie, con il casco indossato non si possono rimuovere se non abbassandole all’altezza del mento.

La mascherina Holly è un dispositivo medico

Il fatto è che alcuni di questi dispositivi medici obbligatoriamente certificati CE prodotti da aziende del settore neve, come Energiapura, G-to o Holly, hanno caratteristiche studiate per lo sport e per lo sci in particolare e assicurano una protezione filtrante in alcuni casi superiore rispetto alle classiche chirurgiche e addirittura anche alle FFP2, nate con altri scopi.

Mascherina e scaldacollo G-TO. Qui le caratteristiche

Vediamo allora di analizzare cosa differenziano le due tipologie, partendo dal concetto che la FFP2 è un dispositivo di protezione individuale, quella chirurgica è un vero dispositivo medico.

Le FFP2, come le chirurgiche, sono usa e getta e predisposte per un impiego essenzialmente al chiuso per non più di 8 ore. I dispositivi specifici per lo sci sono riutilizzabili e devono sempre essere sì regolarmente sanificati, ma non prima di una giornata intera. Stessa cosa per gli scaldacollo che prevedono la mascherina integrata.

Alcuni modelli di mascherine e scaldacollo Pure Air di Energiapura

A dirla tutta, i due prodotti non si possono nemmeno mettere sul piano del paragone. Per entrare nel merito ci siamo affidati alla consulenza di Stefano Maldifassi, scienziato e tecnico di vari settori, direttore del reparto Ricerca & Sviluppo di Energiapura.

Ebbene, la Pure Air di EP è un dispositivo medico, traspirante, riciclabile, anallergico, lavabile e riutilizzabile di classe 1 di tipo 2, dove tipo 2 identifica un maggior livello di filtrazione. È equivalente a una mascherina chirurgica, quella azzurra, ma con un filtraggio superiore.

In termini di filtrazione, specie quella batteriologica, la Pure Air raggiunge il 99,2% di filtrazione in entrambe le vie, ovvero, dalla persona verso l’esterno e dall’esterno verso l’interno. La classica mascherina chirurgica azzurra, è di tipo 1, quindi inferiore: 95% dalla persona verso l’esterno e solo il 20% dall’interno verso l’esterno. Significa che è valida per evitare di contagiare gli altri, ma meno utile per proteggere se stessi.

La classica mascherina chirurgica

Le FFP2 (equivalenti alla N95 americana e alla KN95 cinese) raggiungono al massimo una protezione del 94%, le FFP3 il 98% sia in entrata che in uscita. Un valore quindi inferiore alla Pure Air, il problema è che un reale confronto non è attendibile. I test per rilevare la filtrazione, secondo la normativa del DPI (dispositivo di protezione individuale) sono differenti rispetto a quelli identificati dalla certificazione chirurgica, dispositivo medico. Si effettuano su macchinari completamente differenti, proprio perché nascono per utilizzi diversi.

La mascherina di tipo FFP2

La FFP2, dispositivo di protezione individuale a tre strati, nasce per difendersi dalle polveri sottili, dai fumi e nebbie a base acquosa oppure organica. Si usa nel settore industriale, ad esempio nei silos, nei laboratori di chimica, dove ci sono gas ed esalazioni pericolose. Quindi deve essere capace di intercettare le polveri, così come gli oli di paraffina o esalazioni di cloruro di sodio. Situazioni dove l’individuo è a rischio intossicazione. Esistono altresì dei test non previsti per la mascherina chirurgica, come la prova di intasamento che è la più difficile da superare. Ovvero, per quanto tempo la mascherina riesce a proteggere, ad esempio, dall’esalazione di un gas. Insomma, tra una chirurgica e la FFP2 c’è la stessa differenza che intercorre tra uno slalom e una discesa libera!

La FFP2 è un vero e proprio muro, una barriera, poco adatta alla quotidianità, quando siamo soliti indossarla e toglierla ripetutamente. Nello sci ancora di più.

Ecco, rimaniamo nel nostro mondo, lo sci. Dobbiamo indossare la FFP2 sugli impianti. E va bene, non è un dramma, una risalita dura al massimo 15 minuti. Poi lo sciatore si diverte sulle piste, arriva in fondo dopo una galoppata di qualche chilometro e si mette in coda. Lì deve indossare nuovamente la FFP2.

Sapete cosa accade? Agendo di fatto come una barriera quasi impenetrabile, l’anidride carbonica che espelliamo, in questo caso con quantità superiore provenendo da uno sforzo, ci ritorna indietro. Dunque, l’ossigenazione di cui il corpo ha bisogno più che mai in quel momento, si riduce tra il 5 e il 20%. Gli stessi produttori si raccomandano di non indossarla per lunghi periodi (non oltre l’ora) senza soste, per evitare l’iperventilazione (ventilazione insufficiente dei polmoni). Un uso prolungato (superiore all’ora) potrebbe portare fino a un fenomeno denominato alcalosi, un incremento anomalo del pH dei tessuti nell’organismo. Ma ci fermiamo qui, non siamo una rivista medica, anche perché su questo punto ci sono diverse discussioni.

La mascherina e scaldacollo Uyn non sono dispositivi medici.
QUI LE CARATTERISTICHE

A parte questo discorso, il punto che desideriamo sottolineare è una situazione a dir poco paradossale. Lo Stato ha consentito alle aziende di produrre mascherine giustamente obbligandole a osservare specifiche caratteristiche di filtrazione. Unica via per ottenere la certificazione (pagata non poco). Ora dice, grazie, ma queste mascherine non servono più.

Le aziende specializzate in tessuti, per realizzare una mascherina di tipo FFP2, dovrebbero cambiare completamente strategia industriale e contesto produttivo. I materiali utilizzati, per superare i test e ottenere la certificazione a marchio CE, devono resistere a quei gas molto aggressivi. Un contesto completamente differente rispetto a quello cui si sono dedicate finora.

Detto questo, rimane la fatidica domanda: per quale motivo il Governo è andato verso l’obbligo delle FFP2, dispositivo solitamente impiegato per condizioni lavorative estreme?

Questo ovviamente non viene spiegato se non relegato a un afferrabile concetto di maggiore protezione dal virus. Esiste invece una risposta che a noi sembra l’unica plausibile.

Riguarda un concetto di assicurazione da parte delle aziende,

poiché sull’utilizzo delle FFP2, seppur in altri ambiti, esiste già una giurisprudenza. Essendo utilizzata in ambiti lavorativi particolari, dove la sicurezza dell’individuo è tutelata da leggi ben precise, entrano in gioco le diverse coperture assicurative riservate al lavoratore (Inail). Quando purtroppo capitano incidenti sul lavoro in quei contesti, la prima verifica che viene fatta è se siano stati adottati e impiegati tutti i sistemi di protezione previsti.

Portiamo ora tale concetto sulle piste: dal momento in cui l’addetto a un impianto utilizza la FFP2 non potrà rivalersi sulla società impianti per non averne tutelato la sicurezza. Cosa che invece potrebbe accadere se fosse dotato di protezione di tipo 1, dunque le chirurgiche e allo stesso modo quelle in tessuto. Anche se di fatto le FFP2 non sono mai state sperimentate durante un esercizio fisico. Il legislatore, dunque, ha pensato di estendere l’obbligo della FFP2 a tutti. Della serie, se deve indossarla chi ti accoglie in una telecabina, non può non averla anche chi ci entra dento.

Ebbene, queste aziende stanno subendo la protesta da parte di chi le ha acquistate, perché non sarebbero a norma. Per assurdo, anche da parte di alcune società impianti. Ma le Pure Air sono effettivamente meno protettive delle FFP2? In teoria no, ma non è possibile dimostrarlo per i motivi sopra esposti. Tantomeno è una verifica che possono fare le autorità di polizia qualora fossero chiamate a un controllo. Perché non sono dotate di strumenti atti a verificarne la certificazione. Quello che conta è soltanto ciò che è scritto nel decreto: mascherine di tipo FFP2.

Le aziende produttrici si difendono spostando il tiro dall’accusa di aver immesso sul mercato un prodotto inutilizzabile. Vanno bene per sciare, in un contesto all’aperto, ma per la nuova legge non lo sono negli ambienti chiusi, quindi nemmeno sugli impianti coperti. Un’accusa, tuttavia, rimandata al mittente.
Noi abbiamo realizzato un prodotto – precisa EP – che rispondesse alle richieste stabilite dallo Stato. Anzi, in realtà abbiamo anche fatto di più, portando la certificazione al livello 2 non richiesto. Non sono di tipo FFP2 perché si rivolgono a un mercato non nostro. Noi realizziamo prodotti per gli appassionati dello sci partendo sempre da un concetto di massima sicurezza e tutela. Per questo le nostre offrono un grado di protezione elevatissimo. Non ci rivolgiamo ai tecnici specializzati che entrano nei silos o lavorano in laboratori chimici. Ora sono cambiate le carte in tavola e il fatto di proporre la FFP2 ci lascia piuttosto allibiti”.


Schema del potere filtrante delle diverse tipologie di mascherine


È evidente che il Governo, non abbia tenuto conto (ma è anche impensabile potesse accadere) della specificità dello sci. È altresì chiaro che la FFP2 se si bagna, se viene esposta al vento e all’umidità per lunghi periodi, può deteriorarsi perdendo la sua efficacia di protezione. Questo perché il suo punto di maggior forza è l’aderenza al viso che rimane perfetta per un periodo limitato.

È dunque consigliabile non indossarla mentre si scia, proprio perché la sua forma potrebbe modificarsi e dunque perdere di efficacia. Sembra una banalità e ci si potrebbe chiedere chi è quel fesso che scia indossando la mascherina.

Eppure, c’è chi la indossa anche durante la discesa, vuoi per l’abitudine a tenerla sù, o ritenendo sia comunque conveniente per evitare il contagio (all’aria aperta e distanziati?!?!?!?). Oppure perché ci si era abituati finora a utilizzare quelle in tessuto che hanno anche una funzione di protezione dal freddo e non reprimono la respirazione più di tanto.

Bisogna comunque prestare la massima attenzione nello stato di conservazione delle FFP2. In un contesto di ripetuto di “togli-metti” è bene verificare che sia sempre perfettamente aderente al viso.

Detto questo, anche se la FFP2 potrebbe sembrare – nel contesto sci – quasi più una protezione dell’economia più che dal contagio, le regole vanno rispettate e da qui non ci si può muovere.

È necessario utilizzare la FFP2 durante le brevi risalite sugli impianti. Chi non lo fa è fuorilegge. Meglio ancora sarebbe indossare sugli impianti o in coda, contemporaneamente anche i prodotti specifici per lo sci: sotto la FFP2, sopra quella in tessuto. In questo modo si raddoppia la sicurezza, si rimanere nelle regole e si preserva la stessa FFP2. giallo mascherine studiate sci giallo mascherine studiate sci giallo mascherine studiate sci

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).