A Predazzo la commemorazione a un anno dalla morte di Matteo Franzoso. Mamma Olga, papà Marcello e il fratello Michele hanno donato al Museo della Scuola Alpina la sua tuta da gara, il casco, gli scarponi, i bastoncini e due fotografie. Un modo per lasciare allo sci e alle Fiamme Gialle qualcosa di lui.
Predazzo, 15 settembre 2026. Un anno dopo, a Predazzo ci sono ancora le persone che Matteo aveva incontrato sulla sua strada. La sua famiglia, le Fiamme Gialle, gli amici, gli atleti. Quello delle Fiamme Gialle è stato, per Matteo Franzoso, molto più di un gruppo sportivo. Era stata una parte della sua vita, quella nella quale aveva provato a inseguire il sogno delle prove veloci, dopo essere cresciuto sciisticamente sulle piste del Sestriere. Per questo oggi la sua famiglia è salita a Predazzo, alla Scuola Alpina della Guardia di Finanza, nel giorno del primo anniversario della sua morte.
Matteo è morto il 15 settembre 2025, a 25 anni, in una clinica di Santiago del Cile. Due giorni prima era caduto durante un allenamento di discesa libera a La Parva, dove si trovava con la squadra nazionale delle prove veloci per preparare la stagione.
A Predazzo c’erano mamma Olga, papà Marcello e Michele, il fratello. C’erano le Fiamme Gialle, gli atleti, i tecnici, il personale del Gruppo Sciatori e alcuni amici e familiari arrivati dal Piemonte. C’erano il generale Antonio Marco Appella, comandante del Centro Sportivo, il generale Raffaele D’Angelo, prossimo a guidare lo sport gialloverde, il colonnello Gabriele Di Paolo, il tenente colonnello Andrea Bergamo e il maggiore Isabella Mancini.
Ma soprattutto c’era Matteo. Nel modo in cui può esserci una persona che non c’è più: nei ricordi, nei volti di chi gli è stato vicino, nelle cose che ha lasciato.
La commemorazione si è svolta nella cappella di San Matteo, all’interno della Scuola Alpina.
La celebrazione è stata officiata da don Antonio Zimbone, cappellano militare del Comando Regionale Piemonte-Valle d’Aosta della Guardia di Finanza, che in questi dodici mesi è rimasto vicino alla famiglia Franzoso insieme alle Fiamme Gialle.
Prima della Messa è arrivato il momento forse più silenzioso della giornata. Quello nel quale la famiglia ha consegnato al Museo Storico della Scuola Alpina alcuni oggetti appartenuti a Matteo. La tuta da gara delle Fiamme Gialle. Il casco. Gli scarponi. I bastoncini. E due fotografie nelle quali Matteo sorride.
Sono oggetti semplici, se li si guarda separatamente. Una tuta, un casco, un paio di scarponi. Ma dentro quelle cose c’è una parte della sua storia. Ci sono le gare, gli allenamenti, le partenze, le giornate sulla neve. C’è il ragazzo che aveva scelto la velocità e che stava cercando, con determinazione, di diventare un interprete importante delle discipline veloci.
Matteo era entrato nelle Fiamme Gialle il 12 dicembre 2018.
Aveva vinto un supergigante di Coppa Europa a Zinal, nel novembre 2021, e aveva raggiunto la Coppa del Mondo, con 17 presenze fra supergigante e discesa. Nel 2023 era diventato campione italiano assoluto di combinata alpina a La Thuile. Prima ancora, da junior, aveva conquistato quattro medaglie ai Campionati Italiani: tre d’oro e una d’argento.
Numeri che raccontano l’atleta. Molto meno il ragazzo. Chi lo ha conosciuto racconta soprattutto il sorriso, l’educazione, la gentilezza. La serietà con cui lavorava. La determinazione degli allenamenti e quella vitalità che riusciva a portarsi dietro anche fuori dalla pista. Forse è anche per questo che la consegna di quegli oggetti al museo assume un significato particolare. Quegli oggetti resteranno al Museo Storico della Scuola Alpina. La sua tuta, il casco, gli scarponi, i bastoncini e quelle due fotografie continueranno a raccontare Matteo e il suo rapporto con lo sci e con le Fiamme Gialle.
Un anno dopo, a Predazzo, ci sono la sua famiglia, le Fiamme Gialle, gli amici, lo sci. Tutto quello che ha fatto parte della vita di Matteo si ritrova insieme per ricordarlo. Le Fiamme Gialle lo hanno ricordato così. Con una Messa, con gli oggetti della sua vita sportiva, con le persone che hanno condiviso con lui una parte di strada. E con una frase che, in fondo, dice tutto il resto. Ci manchi Matteo. Ci manchi moltissimo.






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