Una casa più grande, più risorse, più tecnici, maggiore visibilità. Lo sci paralimpico italiano si prepara a vivere uno dei passaggi più importanti della propria storia. L’ufficialità ancora manca e, fino a quel momento, il condizionale rimane d’obbligo. Il percorso, però, sembrerebbe ormai arrivato al traguardo, come d’altra parte auspicava il Cip dalle dichiarazione rilasciate appena concluse le paralimpiadi di Milano-Cortina. Il movimento degli sport invernali paralimpici dovrebbe trovare una nuova casa nella FISI. Un passaggio che segnerebbe anche la conclusione del percorso della FISIP come federazione autonoma.
Nei giorni scorsi i vertici del Comitato Italiano Paralimpico ha illustrato agli atleti e ai tecnici il progetto di riorganizzazione. Nelle prossime ore dovrebbe arrivare anche un incontro operativo con il presidente della FISI, Flavio Roda, destinato ad affrontare gli aspetti concreti del passaggio: composizione delle squadre nazionali, quadri tecnici, allenatori, skimen e organizzazione dell’attività sportiva.
Il percorso, tuttavia, potrebbe richiedere anche una fase di transizione. Traghettare un sistema federale così articolato all’interno della FISI rappresenterebbe un’operazione complessa e, proprio per questo, non si può escludere un passaggio intermedio capace di accompagnare il cambiamento per tappe. Una soluzione che consentirebbe di avviare senza rallentamenti la preparazione della nuova stagione agonistica, un’attività che, nel settore paralimpico, attende ancora la definizione del nuovo assetto federale.
Il trasferimento rappresenterebbe molto più di un semplice cambio di sigla. Lo sport paralimpico non ha mai chiesto corsie preferenziali. Ha sempre cercato strumenti per crescere. Tecnici preparati, strutture solide, capacità organizzativa, maggiore visibilità. Per questo il possibile approdo nella FISI assumerebbe un significato che va oltre un passaggio burocratico. La vera sfida inizierebbe proprio dopo. Trasformare una scelta organizzativa in un’opportunità concreta per atleti, allenatori, società sportive e giovani che domani si avvicineranno agli sport della neve.
Lo sci paralimpico e naturalmente anche le altre discipline, dal fondo allo snowboard, dal bob al biathlon, entrerebbero così nella stessa struttura che da oltre un secolo governa gli sport invernali italiani. Una macchina organizzativa costruita attraverso Coppe del Mondo, Mondiali, Olimpiadi e migliaia di gare ogni stagione. Un patrimonio di competenze destinato a diventare anche patrimonio del movimento paralimpico.
La forza di una federazione, infatti, non si misura soltanto nei risultati agonistici. Conta la capacità di programmare, formare tecnici, sostenere le squadre nazionali, dialogare con i territori, sviluppare la comunicazione e creare nuove opportunità di crescita. Sotto questo profilo l’ingresso nella FISI potrebbe rappresentare un’accelerazione importante per tutto il settore.
L’incontro operativo con gli atleti potrebbe rappresentare soltanto il primo passo. La nascita del nuovo assetto federale richiederebbe inevitabilmente anche una ricognizione dell’intera struttura tecnica e organizzativa. Atleti, allenatori, preparatori, skimen e staff entrerebbero a far parte di un progetto destinato a costruire il futuro dello sci paralimpico italiano. Ogni nuovo inizio offre anche l’occasione per rileggere ruoli, competenze e prospettive. È proprio da questa fase che potrebbero nascere alcune delle novità più significative per la crescita del movimento.
Negli ultimi anni la FISIP ha guidato il movimento con competenza e passione, contribuendo alla crescita di atleti che hanno scritto pagine straordinarie dello sport italiano. Il possibile trasferimento non cancellerebbe quel percorso. Al contrario, ne raccoglierebbe l’eredità, inserendola in una struttura più ampia e con maggiori possibilità di sviluppo.
Anche l’aspetto simbolico assume un valore particolare.
Per la prima volta lo sci olimpico e quello paralimpico condividerebbero la stessa casa, la stessa organizzazione e, in larga parte, la stessa visione. Una scelta che riflette un’evoluzione ormai naturale dello sport moderno, sempre più orientato verso una gestione unitaria delle discipline.
I prossimi giorni potrebbero rappresentare il primo passaggio operativo di questo percorso. L’ufficialità richiederà ancora alcuni adempimenti formali, ma la direzione sembrerebbe ormai tracciata. Se il progetto arriverà a compimento, il movimento paralimpico invernale italiano entrerà in una fase nuova della propria storia.
Perché il cambiamento più importante non riguarderebbe il nome scritto sulla porta di una federazione, ma le opportunità che potrebbero aprirsi una volta varcata quella porta.






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