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Tecnica: la rotazione dei piedi

Con l’Istruttore nazionale e allenatore (Comitato Alpi Centrali), nonché testman di SciareMag e docente di Sciare Campus,  Maurilio Alessi, affrontiamo il tema della tecnica la rotazione dei piedi. Nella pratica dello sci i piedi sono uno dei punti fondamentali, se non il più importante.  Spesso si sente dire dai professionisti: «quel ragazzo ha dei buoni piedi» oppure «ha un’ottima sensibilità a livello di piedi».

In effetti, pur essendo «bloccati» negli scarponi, piedi e caviglie sono le parti del corpo più vicine alla neve, attraverso cui possiamo esprimere le nostre doti di sciatori. Eh già quelle più o meno buone!

Maurilio Alessi, autore dell’articolo

Dei quattro movimenti fondamentali (inclinazioni, rotazioni, antero-posteriore e alto-basso) il movimento più affine ai piedi è probabilmente quello delle rotazioni. Ed è proprio questo che andremo ad analizzare. Spesso la rotazione dei piedi è vista come un errore (se ruoto i piedi, sbando!).

In realtà ogni qualvolta uno sciatore cambia direzione, che sbandi o che conduca, effettua una rotazione dei piedi, che sarà più o meno evidente.
Basti pensare che a inizio curva la direzione in cui guardano le punte dei piedi è differente rispetto alla direzione nella quale sono rivolte a fine curva. Questa differenza è la quantità di rotazione che hanno effettuato i piedi.

Tecnica, la rotazione dei piedi hanno dimostrato PACO VELUSCEK, LUIGI TACCHINI, CHIARA CARRATù, BARBARA MILANI, ALAIN PINI, THOMAS VOTTERO

Ma allora, quando possiamo dire che la rotazione dei piedi è corretta e quando non lo è?
Per definire corretta o sbagliata un’azione rotatoria occorre tener presente alcuni fattori come: tempismo esecutivo, intensità, direzione.
Una corretta rotazione presuppone che tale movimento sia graduale e distribuito su tutta la curva in modo più omogeneo possibile.

Una brusca sterzata a inizio, metà o fine curva non faciliteranno sicuramente il cambio di direzione e potrebbero causare problemi nella gestione della centralità. Pensiamo, ad esempio, ad uno sciatore che effettua una curva di base, sarà per lui indispensabile saper gestire le rotazioni su tutto l’arco di curva senza subire le inerzie rotazionali, e per far questo dovrà concentrarsi sul mantenimento di una buona centralità.

L’intensità del movimento rotatorio dovrà sempre essere adeguata al pendio, alle condizioni della neve e ovviamente all’arco di curva che il nostro sciatore intende effettuare.

Se, ad esempio, volessimo disegnare sulla neve un arco corto, sarà importante trovare il giusto mix tra azione rotatoria e inclinazione. Più l’arco è corto, maggiore dovrà essere la quantità di rotazione dei piedi rispetto alla loro inclinazione. Viceversa, se l’arco di curva sarà più ampio, sarà l’inclinazione dei piedi (intesa come asse piede-bacino) a prevalere rispetto alla loro rotazione.

Tecnica, la rotazione dei piedi: in questa immagine Alain Pini interpreta un inizio curva senza l’utilizzo della rotazione dei piedi ma ricercando massima inclinazione e precisione

Anche la direzione del movimento è importante. Però, in questo caso dobbiamo prendere in considerazione gli interi arti inferiori, compreso il bacino, e non solo i piedi. Infatti, per avere una distribuzione del carico ottimale sugli sci è importante che la direzione della rotazione dei piedi sia uguale a quella delle ginocchia e del bacino.

Anche in ambito agonistico il movimento rotatorio dei piedi ha particolare importanza, e può avere un valore positivo o negativo in funzione di come viene utilizzato.

Se prendessimo in considerazione una singola curva, il modo più veloce per percorrerla sarebbe quello in cui ricerchiamo la massima conduzione (movimento di inclinazione) e quindi minor sbandamento laterale possibile (movimento rotatorio) perché in questo modo è possibile ridurre gli attriti sci/neve che ci frenano.

Poiché il risultato di una competizione è dettato dal cronometro, potremmo dedurre che chi utilizza più inclinazione e meno rotazione dei piedi sarà più veloce. Nella realtà non sempre è così. Ci sono infatti condizioni in cui saper utilizzare le rotazioni dei piedi può essere utile, Può addirittura permettere di essere anche più efficaci, ottenendo risultati migliori anche in termini di tempo cronometrato.

Se pensiamo a un tracciato di slalom gigante angolato e molto stretto (distanza tra i pali inferiore a 23/24 mt), sarà molto difficile per uno sciatore con sci raggio >30 (in regola con le normative FIS) riuscire a curvare in maniera efficace sfruttando solamente la sciancratura e deformazione degli sci.

Tecnica: la rotazione dei piedi: In questa sequenza si nota quanto nella prima fase di curva lo sci non venga tanto inclinato per poter utilizzare al meglio la rotazione dei piedi. (Barbara Milani)

In questo caso assume particolare importanza la capacità di gestione delle rotazioni dei piedi. Se effettuata a regola d’arte, può permetterci di curvare in minor spazio, sfruttando le pendenze e i carichi a inizio curva.  Fa anche mantenere i ritmi ed i tempismi esecutivi dei movimenti adeguati al tracciato.

Ovviamente in questo caso stiamo parlando di movimenti molto «fini», precisi, che si possono ottenere solo con anni di pratica ed esperienza. Richiedono oltremodo grandi doti propriocettive, sviluppabili soprattutto in età adolescenziali.

Possono però essere allenate comunque a qualsiasi età. Anche attraverso esercizi ‘a secco’, ad esempio con delle tavole di equilibrio in palestra, con la slack line. O semplicemente facendo esercizi su terreni sconnessi.

Conclusione
Quando una rotazione ha come perno fondamentale il piede e durante tutta la sua esecuzione riusciamo a mantenere centralità e dinamismo, possiamo effettuare dei cambi di direzione con tempismi e quantità voluti e ricercati.

Allora ecco che questo movimento è da considerarsi corretto ed efficace.

Diverso è se la rotazione si esprime con una «scodata» dello sci, brusca e incontrollata. Potrebbe generare problemi di gestione delle inerzie e degli equilibri. Nella maggior parte dei casi questo porta a errori e sensazioni di instabilità poco piacevoli per lo sciatore. Questo sia che si tratti di un agonista, che di un semplice appassionato.


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I servizi sono stati realizzati sulle nevi del ghiacciaio Presena a Pontedilegno-Tonale

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.