Cinquant’anni di sport passano da Ala (Vallagarina), si arrampicano sulle panchine del calcio, pedalano nel ciclismo, si siedono in municipio come sindaco, salgono in Provincia, toccano gli impianti a fune e il turismo, attraversano i Mondiali di sci nordico in Val di Fiemme e approdano, otto anni fa, alla presidenza del Comitato Trentino.
Tiziano Mellarini porta tutto questo bagaglio nella corsa per il Consiglio Federale della FISI. Ha giocato, amministrato, presieduto. Negli ultimi quattro anni ha riunito i presidenti dei Comitati regionali, raccogliendo problemi diversi come sassi di fiumi diversi e portandoli davanti alla Federazione. La candidatura nazionale nasce da un bivio. Al momento di lasciare il Comitato Trentino, Mellarini avrebbe proseguito la propria strada, ma arriva una proposta da parte degli sci club del Trentino e sceglie un’altra via. «Sono un uomo dell’unire e non del dividere», dice, e la frase racchiude una vita intera fra sport e amministrazione.
Da questo bivio parte la candidatura nazionale: portare nel Consiglio Federale ciò che ha raccolto negli anni fra sci club, impiantisti, Comitati e istituzioni. Formazione, sicurezza, piste, volontariato e confronto con le realtà locali sono i temi sui quali concentra l’attenzione. Il Trentino resta il punto di partenza, la prospettiva abbraccia tutto il movimento.

Il territorio, per te, quanto pesa nell’idea di sport?
«Pesa moltissimo. Il Trentino è da dieci anni ai vertici fra le province e le regioni più sportive d’Italia perché lo sport è radicato in tutte le vallate, in tutti i nostri luoghi. Per noi rappresenta un momento fondamentale per trasmettere ai ragazzi valori, aggregazione, socializzazione, stile di vita e cultura sportiva, una spinta straordinaria per la loro crescita e per la formazione che li accompagnerà anche nell’attività professionale.
Ho avuto la fortuna di vivere questo mondo anche da amministratore provinciale. Ho sempre cercato di dare impulso al rapporto fra sport e turismo, un abbinamento che in Trentino ha prodotto molto. Già nel 2003 avevo individuato nello sport un veicolo fondamentale per il territorio, perché la nostra forza trainante è il valore dell’ambiente e l’attività sportiva può portare notorietà, affermazioni e indotto economico. Nel caso della neve questo discorso è evidente, però riguarda anche le altre stagioni. Penso alla crescita degli ultimi anni, agli eventi sportivi, al Festival dello Sport che avevamo avviato proprio durante il mio periodo da assessore allo sport. È un patrimonio importante per il Trentino e credo possa rappresentare una prospettiva anche per altre regioni italiane»
Sci club, allenatori, impiantisti: che cosa ti ha insegnato il contatto diretto con la base?
«Ho imparato tanto e devo ringraziarli, perché è stata per me un’ulteriore crescita sportiva e culturale. Ho avuto modo di approfondire una disciplina che conoscevo bene perché l’avevo praticata, però che ho potuto conoscere ancora meglio anche attraverso il ruolo di amministratore. Per quindici anni ho avuto un rapporto molto stretto con gli sci club e con gli impiantisti, anche perché il turismo era il mio settore di riferimento per la legge sugli impianti a fune e per le autorizzazioni relative alle piste. Questo è stato un bagaglio importante.
Dal 2003 al 2013 sono stato presidente del Comitato Organizzatore dei Campionati del Mondo di Sci Nordico in Val di Fiemme, ho partecipato a cinque congressi internazionali della FIS e, negli otto anni alla guida del Comitato, ho avuto un contatto diretto con il territorio, con le aspettative e le esigenze delle società. Nel 2018, dopo aver deciso di chiudere il mio impegno politico, mi è stato chiesto di mettere a disposizione questa esperienza. Negli ultimi quattro anni ho fatto anche il coordinatore dei presidenti dei comitati regionali, una sorta di “sindacalista” dei presidenti nei confronti della Federazione, se vogliamo semplificare. Questo ruolo mi ha permesso di mantenere un dialogo continuo, proficuo e costruttivo con i colleghi.
Abbiamo attraversato anche gli anni del Covid. Lo sci è riuscito a svolgere la propria attività mentre altre discipline hanno vissuto periodi di chiusura, e questo ha rappresentato un segnale importante verso i ragazzi e le famiglie, proprio perché per tanti giovani lo sport rappresentava una parte fondamentale della loro vita».
Il volontariato è una delle colonne dello sport. Di che cosa ha bisogno oggi la Fisii?
«Viviamo una situazione generale che tocca tutti i settori della vita quotidiana e anche il volontariato sportivo sente questo cambiamento. La quasi totalità del nostro sistema si fonda sul volontariato e servono incentivi, attenzione e strumenti che arrivino anche dalla componente politica e amministrativa. L’autonomia del Trentino ha rappresentato una grande risorsa, però il valore dello sport deve essere riconosciuto anche attraverso un dialogo costante con le istituzioni. Con alcuni amministratori questo rapporto è molto forte, con altri serve ancora lavorare per far comprendere l’importanza dello sport e il suo indotto economico».
«Pensiamo ai grandi eventi. Il Trentino, e altri territori, ospitano appuntamenti di grande rilievo proprio perché possiedono strutture, competenze e cultura sportiva consolidata. Una forte attenzione politica è quindi fondamentale. E poi c’è la formazione. Su questa ho insistito molto anche durante il mio percorso amministrativo. Abbiamo bisogno di formazione capace di accompagnare l’evoluzione della società. Viviamo in una realtà che cambia a ritmi vertiginosi e la Federazione deve saper anticipare gli scenari futuri, capire dove va il mondo dello sci e come mantenere vivo un settore che ha dato tanto all’Italia e alle nostre regioni. I risultati delle Olimpiadi hanno mostrato ancora una volta la forza di questo movimento. Dobbiamo costruire le condizioni per mantenerla».

Come hai visto cambiare la Federazione negli ultimi anni?
«La presidenza Roda ha dimostrato le proprie capacità e credo sia importante evidenziare anche il fatto che abbiamo una Federazione sana. Allo stesso tempo penso che il ruolo dei comitati debba essere ulteriormente valorizzato. I comitati sono il front office della Federazione sul territorio. Sono loro a interagire quotidianamente con gli sci club, a raccogliere esigenze e aspettative, a seguire il movimento giovanile e il rapporto con le famiglie. Il rapporto sulle famiglie credo serva maggiore formazione. La formazione tecnica ha già una struttura attraverso la STF, però penso anche a incontri rivolti ai genitori. Un ragazzo di undici anni può essere visto dalla propria famiglia come il futuro grande campione, mentre il percorso sportivo richiede tempo, equilibrio e consapevolezza. Anche questo fa parte della cultura sportiva».
Hai lasciato il Comitato per candidarti al Consiglio nazionale. Perché questa scelta?
«Io avrei continuato, poi è arrivata la spinta di diversi dirigenti e dell’amico Mauro Bonvecchio. A quel punto ho pensato alla mia storia: sono un uomo dell’unire e non del dividere. Un comitato che si divide può creare difficoltà al movimento e questa prospettiva appartiene poco alla mia cultura sportiva e al mio impegno, che dura da più di cinquant’anni. Ho quindi scelto di mettere a disposizione la mia esperienza a livello nazionale. Ho iniziato con il calcio, pratico ciclismo e sci, continuo a fare attività fisica, anche tre volte alla settimana. Sono fermamente convinto che l’attività sportiva a qualsiasi livello ed età mantenga il fisico che la mente reattivi e tonici. La formazione sportiva per me rimane un elemento cardine. È uno strumento per crescere, ottenere soddisfazioni e dare il proprio contributo. Mauro è stato un mio collaboratore, come lo sono stati i miei predecessori. È un appassionato, è competente. Ci siamo confrontati insieme ad altri colleghi e mi hanno detto che la mia esperienza maturata in settori diversi può essere utile alla Federazione. Ho anche un ottimo rapporto con Roda. Penso quindi di poter portare dentro il Consiglio una conoscenza maturata nel territorio e nei rapporti istituzionali.
Bonvecchio ti ha chiamato possibile ambasciatore del Trentino a Milano. Rappresentare il tuo territorio dentro un Consiglio nazionale, che cosa comporta?
«Prima di tutto è un motivo di orgoglio. Il Trentino possiede una grande cultura dello sport e poterlo rappresentare all’interno della Federazione significa assumere un impegno importante. Vorrei mantenere quel rapporto stretto che ho costruito come presidente e come coordinatore. Con gli sci club, con il Comitato e con tutti gli altri comitati regionali. Mi piacerebbe sentirmi davvero uno di loro, più che un semplice portavoce. Uno di loro che siede nel Consiglio e porta dentro quelle stanze le esigenze del territorio. La mia visione, però, è nazionale. Il Trentino rappresenta la mia storia e il territorio da cui provengo, mentre il Consiglio federale deve guardare all’intero movimento».

Dopo tanti anni a fianco degli sci club, quali sono oggi le difficoltà più pesanti per le società?
«Una delle difficoltà maggiori riguarda le normative e il carico gestionale che ne deriva. Segretari, cassieri e dirigenti devono affrontare una burocrazia sempre più articolata e servono persone con un bagaglio tecnico e professionale adeguato. Pesa poi il tema della responsabilità. Oggi chi guida uno sci club assume responsabilità molto più ampie rispetto a quindici o vent’anni fa. Ci sono i rapporti con i tecnici, con i genitori, con gli atleti e tutta una serie di aspetti organizzativi. Incidono le risorse economiche. Bisogna fare riferimento al sostegno pubblico e agli sponsor privati, con una gestione molto più impegnativa rispetto al passato».
Sicurezza, piste, costi, formazione dei tecnici. Quali sono le priorità per il prossimo quadriennio?
«Sulla sicurezza bisogna lavorare sempre. Anche la direttiva emanata dal presidente Roda l’anno scorso va in questa direzione. Penso anche al rapporto con gli impiantisti e con ANEF, l’associazione di categoria. A livello regionale e provinciale deve esserci un rapporto fortemente costruttivo. Io ritengo utile un tavolo permanente fra Federazione, comitati e ANEF, da convocare prima dell’inizio della stagione per mettere sul tavolo le esigenze di tutti».
Gli sci club devono poter programmare la propria attività e avere certezza sulla disponibilità delle piste. Serve un dialogo strutturato con gli impiantisti, perché la programmazione sportiva richiede tempi e organizzazione. Penso anche a due o tre incontri durante l’anno, proprio per verificare insieme l’andamento della stagione e affrontare le questioni che emergono. Il sistema funziona attraverso il contributo di tutti: Federazione, comitati, gestori, società. Se ciascuno porta la propria esperienza, la propria critica e le proprie proposte, si costruisce un sistema più forte e questo va a beneficio degli sci club e soprattutto dei ragazzi».
Nel tuo ultimo mandato hai lavorato sulla sicurezza. Che cosa di quell’esperienza può essere utile a livello nazionale?
«A livello di pista abbiamo dato avvio a una commissione specifica. È un’esperienza che può essere sviluppata anche a livello nazionale. Credo sia utile istituire un tavolo con ANEF, Federazione, componente politica e, se necessario, ministeriale. Il volontariato sportivo che dedica tempo ed energie agli sport invernali deve avere serenità e tranquillità per concentrarsi sul proprio compito: far crescere i ragazzi, farli divertire, accompagnarli verso le loro soddisfazioni sportive. Serve concertazione. Il termine apparteneva un tempo alla dialettica politica e istituzionale, poi ha perso spazio. Io credo che debba tornare al centro. Nessuno può pensare di essere il depositario di tutte le strategie dentro il proprio orticello. Le strategie vanno messe sul tavolo, discusse e costruite insieme».
Hai conosciuto la Federazione attraverso presidenti diversi, da Coppi a Morzenti e Roda. Quale direzione dovrebbe prendere?
«Ho avuto l’esperienza di questi otto anni alla presidenza del Comitato, però avevo già vissuto il rapporto con la Federazione attraverso due figure come i compianti Gaetano e Giovanni e poi con Flavio. Sono Federazioni diverse e con tutti ho avuto rapporti positivi, anche attraverso confronti piuttosto accesi. Con Morzenti, per esempio, abbiamo discusso anche in modo forte e poi abbiamo condiviso alcune scelte. Credo che la Federazione abbia fatto passi avanti. Vedo una maggiore apertura verso i territori e un dialogo più frequente. Mi piacerebbe rafforzare ulteriormente questa direzione, facendo sentire i comitati protagonisti dell’attività federale.
Torno alla concertazione con ANEF per le piste, perché la disponibilità degli impianti è un tema fondamentale. E torno alla formazione, che considero un altro grande pilastro. Abbiamo bisogno di accrescere ancora il valore qualitativo del nostro movimento. Siamo tre ex presidenti di comitato candidati al Consiglio (anche Mosso e Zecchini) e portiamo tutti un’esperienza lunga. Se saremo eletti, il nostro compito sarà portare a Milano le esigenze del territorio».
Quale deve essere, allora, il ruolo del consigliere nei confronti della base?
In parte la via indicata da Roda ha dato una buona risposta, però c’è ancora spazio per lavorare. E serve la condivisione di tutto il Consiglio. Pensiamo spesso al presidente, mentre il Consiglio deve lavorare come organismo. Un consigliere che arriva dal Trentino, nel momento in cui entra nel sistema nazionale, deve avere una visione nazionale. La sua missione deve comprendere il dialogo con i territori, la capacità di raccogliere aspettative e problemi e di portarli dentro la Federazione. E poi c’è la burocrazia, che pesa sugli sci club e pesa anche sulla Federazione stessa. Anche questo richiede attenzione».
Se sarai eletto, quale sarà la prima questione da portare sul tavolo del Consiglio?
«La formazione penso sia la base e lo sviluppo necessario per l’attività a 360 gradi, penso a una vera pianificazione formativa, costruita attraverso il coinvolgimento di più interlocutori. La formazione deve riguardare l’intero sistema e accompagnare l’evoluzione dello sport, dei tecnici, delle società e delle persone che vi lavorano».
A fine quadriennio, che cosa vorresti aver lasciato alla FISI e ai tesserati?
«Da singolo consigliere potrò contribuire, però i risultati dipendono dal lavoro dell’intero Consiglio. Mi piacerebbe vedere una Federazione capace di emergere ancora di più nel mondo scolastico. La strada passa dalla formazione e da una programmazione meticolosa e oculata. Serve una programmazione che guardi oltre il singolo anno e permetta di costruire una prospettiva: dire dove vogliamo essere fra quattro anni e lavorare con coerenza verso quell’obiettivo.
Abbiamo una disciplina straordinaria e un capitale umano enorme. Lo sci ci regala risultati e soddisfazioni, però porta anche momenti di grande tristezza. Viviamo nell’era dell’incertezza e proprio per questo dobbiamo guardare avanti, al 2040, a ciò che sarà il nostro sport in quella prospettiva. È lì che dobbiamo impegnarci fortemente».
Hai un passato politico importante e una lunga esperienza nello sport. Oggi in te prevale l’uomo delle istituzioni o l’uomo di sport?
«Direi cinquanta e cinquanta. Sono stato spinto da giovane dal movimento sportivo del mio comune, sono diventato assessore e poi sindaco e ho portato questa esperienza avanti a livello provinciale. Nel 2016 ho fatto approvare la legge 4, che molti colleghi considerano fra le migliori leggi regionali in materia. Ho voluto inserire un capitolo dedicato alle persone con disabilità, per dare loro attraverso finanziamenti specifici l’opportunità di entrare nel mondo dello sport. Abbiamo ottenuto risultati significativi e questa è una cosa che mi ripaga moralmente, perché anche questo è sport. Per questo guardo con attenzione anche all’ingresso delle persone con disabilità nella Federazione. Il presidente ha già individuato una persona che dovrà occuparsene e, se ci sarà la possibilità, mi impegnerò anche su questo fronte».

Quale deve essere il rapporto fra politica e Federazione?
«Il rapporto con la politica serve, perché lo sport rappresenta anche un forte indotto economico. Pensiamo alle piste, agli strumenti urbanistici, alle scelte forestali: sono tutti ambiti nei quali il confronto istituzionale diventa necessario. Il dialogo deve continuare. La distinzione dei ruoli deve essere chiara: la programmazione sportiva appartiene allo sport, mentre la politica deve mettere a disposizione strumenti e condizioni per facilitarla. Un tema fondamentale è quello delle piste. Per il calcio esistono strutture dedicate, così come per il basket, il nuoto, il tennis. Per gli sport invernali la pista rappresenta lo strumento attraverso il quale l’attività può svilupparsi. Se le piste sono insufficienti, diventa difficile costruire il percorso dei ragazzi. Questo è un impegno che voglio portare avanti.
La mia esperienza politico-amministrativa può essere utile proprio perché conosco i meccanismi istituzionali e il rapporto con gli enti, gli impiantisti e ANEF. E credo sia importante far comprendere anche ai gestori il valore della funzione che svolgono: gli impianti rappresentano un servizio per il territorio e per la comunità».
Sei davanti agli sci club. Perché dovrebbero votarti?
«Mi porto dietro quello che ho dimostrato in questi anni. Ho cercato di dare un forte impulso al Comitato, di essere vicino a voi, di interloquire anche con il mondo della politica, forse facilitato dalla mia esperienza precedente, e di seguire le attività che mi avete chiesto di sostenere. Attraverso la Consulta ho cercato di portare avanti gli obiettivi che gli sci club mi avevano indicato. Oggi vorrei continuare a farlo sedendo nel Consiglio federale, con una maggiore forza dialettica. Essere in Consiglio significa avere la possibilità di dire sì, di dire no, di proporre. E credo che questa possa essere una grande opportunità per il Trentino e per tutti gli altri sci club. Qui si gioca per la nazionale!».






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