Turismo

Lo sci e un presunto dato di “Fatto”

Il “Pensiero di un maestro di sci” di oggi si intitola Lo sci e un presunto dato di “Fatto”

Finalmente la neve. Nonostante il divieto di sciare sino al 7 gennaio, quando cade, il buon umore ritorna in questo inizio inverno così triste. Il vedere tutto bianco mi ha ricordato, ancora una volta, quanto siano belle le nostre montagna e la fortuna di vivere in posti così. Ma se invece parliamo di sci, il buon umore sparisce immediatamente, causa il linciaggio mediatico che continua, in maniera martellante, sui social, in TV e sui giornali.

Molti miei colleghi maestri di sci mi hanno fatto notare l’articolo apparso ieri su “Il Fatto Quotidiano” a firma di Paolo Martini, interamente dedicato allo sci e alle vacanze sulla neve. Con quattro percentuali (prese da quali fonti non si sa), il giornalista cerca di dimostrare come il turismo dello sci sia una spesa inutile (bontà sua) da sostenere a livello di finanziamenti statali e europei perché, personali dati alla mano, sport praticato da pochi. State a sentire come inizia il suo capolavoro linguistico:

Chi scia è una tribù di evasori – elusori fiscali“. Semplicemente, perché, a suo dire: “Chi scia è ricco e dunque sicuramente un evasore“. E poi: “In Europa sono soltanto l’1% o al massimo il 2% i praticanti“.

E per questo è cosa nobile e giusta dimenticare chi lavora al servizio di un numero così esiguo di “brutta gente“. Davvero niente male, mancava soltanto parlasse di quelli che vanno in montagna con i SUV, e il quadro era completo.

Tralascio di proposito la parte dove si parla dei finanziamenti pubblici agli impianti di risalita, che ci fa capire abbondantemente elargiti dai noi contribuenti: semplicemente voglio ricordare che Stato e Regioni sovvenzionano non soltanto aziende di questo tipo, ma anche tante altre, di vario genere, siderurgiche, metallurgiche, automobilistiche, ecc. O forse gli impianti non ne hanno diritto perché appartengono alla categoria dei soli ricchi…?

Aggiungo: quando gli impianti sono aperti, creano un indotto sul territorio, calcolato dalle cinque alle otto volte superiore al costo dello skipass. Che entrano nelle tasche di tutti coloro che lavorano in montagna. Chiaro il concetto!

Mi soffermo invece su un altro dato, sempre riportato nell’articolo: “Ci sono 900 comuni sulle Alpi, per un totale di circa mezzo milione di abitanti, di cui 23.000 sopra i 1.500 m. e 93.000 tra i 1.200 e 1.500“.

Numeri per il giornalista ancora una volta irrisori, che non giustificano tutte queste proteste per un Natale senza sci. Sostiene: “La montagna deve vivere di altro, c’è lo suggerisce anche Messner“.

Falso: la montagna può vivere soltanto di sci, perché è quello che crea il maggiore indotto, perché rappresenta il 90% di tutti gli altri sport della neve. Dunque, di che stiamo parlando?

Non è neanche vero che lo sci è fatto in prevalenza da un pubblico giornaliero, come si sostiene nell’articolo: la maggior parte degli sciatori preferisce infatti al “mordi e fuggi”, la classica settimana bianca.

Ce lo confermano le tante statistiche, che testimoniano come il rapporto skipass giornalieri e settimanali venduti sia a vantaggio di questi ultimi.

Quanto al “tasso di mobilità altissimo” per raggiungere le stazioni di sci, è un altro luogo comune, come lo sono i monopattini da utilizzare come mezzi di trasporto per annullare il traffico nelle città e abbattere l’inquinamento.

Con tanti saluti ai pendolari che ogni giorno raggiungono il loro posto di lavoro con i mezzi pubblici, uno sull’altro. Per inciso, laddove ci sono settimane bianche, esistono i transfer, spesso organizzati dagli stessi alberghi.

Martini ha ragione quando dice che la popolazione di montagna è poca. Sì, siamo in pochi, ma è con il nostro lavoro quotidiano che salvaguardiamo un patrimonio che appartiene a tutti.

A chi sentenzia, probabilmente seduto dietro una comoda scrivania, su come gestire la nostra futura vita professionale in montagna, va semplicemente risposto: “La scegliamo noi”. Grazie comunque dei suggerimenti.

Mi onoro di far parte di una grande famiglia di ventimila maestri di sci, al servizio di ricchi evasori.

Walter Galli
P.S. Chi “spara” sentenze definitive, si è mai domandato perché lo sci piace così tanto, da far muovere milioni di appassionati ogni inverno? E se alcune stazioni, come Cervinia, prendono un sussidio giornaliero dalla Regione (Valle D’Aosta) per fare sciare i “soli” atleti, non viene semplicemente da pensare che è un “beau geste”, voluto e condiviso anche dai tanti appassionati residenti nella “Petit Patrie”, con lo scopo di sostenere questo meraviglioso sport in un momento così difficile? E magari lo stesso sentimento è condiviso anche da chi in montagna non ci vive, ma è ugualmente innamorato dello sci. lo sci e un  lo sci e un 


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About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.