Turismo

«Vivila come noi», la nuova voce della Val di Fassa

A Milano Mountain Show rifugisti, impiantisti, tecnici e maestri raccontano la montagna vissuta da dentro

Una giornata perfetta. Sole, pista vellutata, un bel pranzo in rifugio. Poi qualcuno sposta il sipario. Dietro ci sono il gatto che ha lavorato tutta la notte, l’impianto acceso quando fuori è ancora buio, le cassette di verdura arrivate in quota, il maestro che spiega come stare in piedi su un pendio ghiacciato. Elisa Salvi dell’APT Val di Fassa ha aperto così l’incontro nella sala convegni Testori di Palazzo Lombardia, al Milano Mountain Show. Il claim nuovo è «Val di Fassa, vivila come noi». E quel “noi” ha nomi, mestieri, mani.

La valle ha fatto i compiti. Lo scorso maggio è arrivata la certificazione di sostenibilità GSTC. Sabrina Pesarini, consulente marketing dell’azienda per il turismo, ha raccontato mesi di ascolto tra istituzioni, comunità e operatori. Piste impeccabili e alberghi d’eccellenza la valle li ha già. Adesso punta a qualcosa di più sottile. «Venire in Val di Fassa vuol dire viverla», ha spiegato, «portarsi a casa un’emozione che resta nella memoria». Il turista mordi e fuggi è avvisato.

MILLECENTO SOCI E UNA REGIA

Alice Dell’Antonio del CDA dell’APT, ha raccontato una metamorfosi. L’azienda per il turismo vendeva vacanze, oggi coordina un territorio intero, con oltre 1.100 soci alle spalle. Il gioco è tenere insieme turisti, eventi, ambiente e residenti. A gennaio, per esempio, sulla VolatA tornano le discesiste di Coppa del Mondo il 9 e 10, poi arriva lo skicross il 22 e 23. Sulla certificazione è stata netta: «Non è per niente un punto d’arrivo, ma anzi è un percorso».

La sostenibilità qui ha gli scarponi ai piedi. Oltre 10.000 alberi piantati dove la tempesta Vaia aveva raso tutto e il bosco non ripartiva da solo. Due squadre del progetto SAMONT che da cinque anni sistemano i sentieri e d’inverno li battono con le ciaspole, a mano, passo dopo passo. Un diario della linea Val di Fassa Respect che accompagna l’ospite dentro la cultura ladina. E i Clean Up Days: quest’anno più di 300 persone con il sacco in mano a ripulire la valle.

IL RIFUGISTA CHE FA DA BUSSOLA

Jacopo Bernard ha due rifugi e due mondi. Il Ciampedie sta in mezzo alle piste del Catinaccio: famiglie, sciatori, gente in scarpe da ginnastica che sale solo per la terrazza e lo spettacolo delle Dolomiti. Il Vallaccia, nei Monzoni, si guadagna con due ore di cammino nella neve.

Lì sale chi cerca silenzio e un pizzico di fatica, magari con le pelli sotto gli sci. Il suo mestiere, giura, è tornato quello di una volta. «Arrivando a noi bevono un caffè e mi chiedono dove possiamo andare». Lui li guarda, li legge e li spedisce nel posto giusto. Quando tornano felici e chiedono un’altra dritta, il lavoro è fatto.

GLI IMPIANTI TOLGONO LA MASCHERA

Elisa Maccagni, presidente del Consorzio Impianti a Fune Val di Fassa e Carezza e amministratrice della Catinaccio Buffaure, ha portato a Milano un’idea controcorrente: basta numeri e investimenti, parliamo di persone. Tecnici formati, esami, sicurezza delle piste, valanghe. Ogni settimana l’iniziativa “Dietro le quinte” apre agli ospiti la sala macchine: come nasce la neve programmata, come si risparmia l’acqua, come si mette in sicurezza una pista. «Vogliamo pian pianino aprire le quinte», ha detto, «e avvicinarci alla consapevolezza che richiede questo contesto oggi».

La Catinaccio Buffaure, figlia di una fusione, è la prima società benefit della valle: ogni anno dichiara obiettivi sociali e ambientali e li misura. A dicembre apre la nuova cabinovia del Buffaure e manda in pensione una vecchia quadriposto fissa che faceva da imbuto. Da Pozza parte la prima porta trentina verso il Sellaronda, 500 chilometri di piste. Sotto c’era un vulcano, 250 milioni di anni fa, e la terra è ancora nera. Così la stazione è finita sottoterra, sotto il campo scuola: d’estate si vedrà solo il prato. Debutta anche il Panorama Pass invernale per chi non scia: oltre 25 impianti, punti panoramici, rifugi e passeggiate in quota. Il primo del genere.

ALOCH, IL SALOTTO DEI CAMPIONI

Matteo Guadagnini, direttore tecnico dello stadio Aloch di Pozza, gestisce una rarità. Una pista dedicata solo all’allenamento, dalla mattina alla sera, piantata nel centro del paese: 1.100 metri, 320 di dislivello. Il nonno con il nipote e la mamma con il passeggino passano a due passi da Shiffrin, Kristoffersen e Colturi. Foto rubate, autografi, quattro chiacchiere. Accanto ai fuoriclasse si allenano le squadre di Coppa Europa e FIS e i ragazzini alle prime gare.

Il turno va dalle 6 alle 22, tra chilometri di reti e linee separate per chi vince e per chi sogna. Guadagnini ha quarant’anni da allenatore sulle spalle e un pensiero fisso: tenere i ragazzi nella valle. «Lo sport è educazione, rispetto, responsabilità».

LA NERA SENZA PAURA

Le scuole di sci della valle sono cinque. Dino D’Avarda dirige la Scuola Sci Marmolada di Canazei, oltre cento maestri, e ha presentato 7 Senses: ogni pista nera abbinata a un senso. L’idea la riassume lui: «Non trasmettere la pista nera come un atto di coraggio, ma più un atto consapevole». I

l maestro moderno insegna la curva e racconta la valle: un panorama nascosto, una tradizione, il ladino che vive nei nomi dei luoghi. «Il ruolo del maestro di sci moderno è un ruolo a 360 gradi». D’estate si trasforma in accompagnatore di media montagna o di mountain bike e il mestiere dura dodici mesi.

Alla fine Elisa Salvi ha tirato le somme in una riga: «Vivila come noi non è un invito a guardare, ma è un invito a partecipare».

 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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