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Ecco Federica con le coppe: sono bellissime!

Finalmente sono arrivate, e allora ecco a voi Federica con le Coppe: sono bellissime, cosa ne dite?
Allora ripercorriamo la strada che la vincitrice della Sfera di Cristallo e di due coppe di specialità ha fatto per conquistarle, attraverso un percorso di 22 porte. Dalla A alla Z

Åre
Ok, cominciamo dalla fine, da quel mercoledì 11 marzo, ore 18 più o meno. Marta Bassino ed Io siamo nell’appartamento di Gigi Devizzi, il nostro fisio, a bere un the e fare merenda. Il bip del telefonino annuncia un messaggio di Gianluca Rulfi: «Tutto annullato, la guerra è finita». Non ci crediamo e io penso a uno scherzo, il più brutto mai subito in vita mia. Pochi minuti prima proprio Gian aveva mandato un messaggio con il programma del giovedì, quando avremmo dovuto gareggiare in slalom parallelo.

Lo zaino era già pronto e anch’io mi sentivo prontissima. L’ultima settimana di allenamento era stata molto proficua, stavo sciando veramente bene in parallelo, in gigante e anche in slalom. Ci avrei provato con tutta me stessa per raccogliere altri punti pesanti. L’annullamento delle gare di Cortina aveva reso quelle di Åre le ultime della stagione, una sorta di finale di consolazione.

Foto: @Davide Brignone

Saltate anche quelle mi sono sentita vuota, certo felice per la conquista della Coppa generale più quella di gigante (la combinata era già assicurata), ma davvero dispiaciuta per non aver potuto finire la stagione in pista, lottando contro le mie avversarie. Sì, anche la Shiffrin, arrivata in Svezia per giocarsela fino alla fine.

Bansko
Tappa fondamentale della stagione. Fin da quando la Fis aveva presentato il calendario avevo puntato l’indice su questa trasferta. L’annullamento della discesa di Val d’Isère a dicembre ha aggiunto una gara al programma e per me e per le altre sciatrici più tecniche questo è stato indubbiamente un grande vantaggio.

Su quella pista difficilissima, dedicata a Marc Girardelli nella parte alta e ad Alberto Tomba in quella finale, bisognava avere i cosiddetti attributi. Mi ha esaltato, perché da sempre io do il meglio sul ripido, sul duro e al buio. Bansko mi resterà per sempre nel cuore anche perché è qui che ho fatto il mio primo gran risultato in velocità.

Era il 2015, in superG partivo con il 50 e finii quindicesima. Si può dire che la mia avventura da velocista sia cominciata proprio lì, in Bulgaria, perché da quel giorno i buoni risultati arrivarono uno dopo l’altro e nessuno potè più permettersi di lasciarmi a casa o non farmi allenare con gli sci lunghi.

Centesimi
Due gare – di superG – perse per 1/100 (o 27 centimetri, scegliete voi) e una vinta con lo stesso distacco, a Sestriere. E’ stato quello forse il momento più alto della mia stagione. Vincere quel gigante in casa, con tutte le aspettative che c’erano, il pettorale rosso, il miglior tempo nella prima manche… Non so ancora come ho fatto, la pressione era enorme. Dalle otto di mattina quel giorno non ho fatto che sentire urlare il mio nome, tutti chiedevano la vittoria e io l’ho conquistata, anche se solo per 1/100 sulla Shiffrin e per di più a pari merito con la Vlhova. Incredibile!

Davide
E’ il mio consigliere di fiducia. Tecnico, tattico, mentale. E’ il mio miglior amico, ed è stato davvero importante, anzi fondamentale, per la mia riuscita. Anche ora che tutto è finito stiamo volentieri assieme, ci troviamo per giocare a ping pong o a Risiko, mi batte sempre.

Io mi arrabbio e lui mi prende in giro dicendomi: facciamo cambio? Io ti lascio vincere qui e tu mi dai le tue Coppe del Mondo. Con mio fratello siamo già pronti a ricominciare, siamo motivati.

La Coppa di superG persa per il centesimo di La Thuile (o per la caduta di Bansko, chissà) brucia, potrebbe essere quello un obiettivo per la prossima stagione.

Emozione
La più forte dell’inverno l’ho provata a La Thuile, in partenza del superG mi tremavano le gambe e tagliare il traguardo è stata una liberazione. Grandi emozioni come già detto le ho provate anche a Sestriere e poi nelle gare in cui l’Italia ha fatto doppietta o tripletta: io su quei podi, a Killington, St. Moritz, Bansko e Rosa Khutor, ci sono sempre salita. L’ho detto un sacco di volte: festeggiare da soli è bello, farlo con le altre vedendo che tutti sono contenti ha un altro sapore, anche per il gruppo dei tecnici.

Fiducia
In partenza di ogni gara quest’inverno ne ho sempre avuta tanta grazie al lavoro di preparazione fatto durante l’estate e l’autunno, ma anche grazie alla messa a punto dei materiali. Per questo devo dire grazie al mio skiman Mauro Sbardellotto, fondamentale da parecchi anni. Sbarde oltre che un grande tecnico è un amico, una specie di secondo papà, mi dimostra sempre affetto, tiene a me come pochi altri, ha un’esperienza indicibile e sono davvero fiera di avergli fatto vincere l’unico trofeo che gli mancava: la Coppa assoluta.

Gian e Gigi
Rulfi e Devizzi, assieme a Marcello Tavola e Daniele Simoncelli colonne portanti del mio team Elite. Ognuno nel suo ruolo, sono stati tutti importanti. Gian per la calma serafica che riesce a trasmettermi, Gigi perché da sempre sa rimettermi in piedi quando mi sento a pezzi, Marcello perché ha sempre creduto in me e mi ha fatto lavorare nel modo giusto, Daniele, che non conoscevo, per i preziosi consigli tecnici e per la motivazione che sa trasmettere.

Non voglio dimenticare tutto il team delle polivalenti e slalpm, anche i loro tecnici sono stati sempre un grande aiuto. E il mio grazie va anche alle altre persone che lavorano per me con passione e dedizione dietro le quinte e senza le quali non avrei potuto arrivare dove sono: penso a Giulia e Daniela Mancini, Federico Colli, Gianmarco Ideo, Roberto Greco, Valeria Dalla Libera, Giuseppe Lupi e Ruben Montagnoli.

Un grazie va anche alla Fisi, al Coni, all’Arma dei Carabinieri, ai miei sponsor e ai miei tifosi, senza i quali questa grande stagione sarebbe stata irrealizzabile.

Hirscher
Penso a lui e gli voglio rendere onore per quello che ha vissuto e fatto nelle ultime otto stagioni. Aveva previsto che sarebbe stata Mikaela Shiffrin a migliorare il suo record di otto vittorie consecutive nella Coppa generale: mi sa di averglielo impedito…

Kranjska Gora
Forse il fine settimana più difficile dell’inverno. Non stavo bene, avevo avuto la febbre due giorni prima del gigante e anche se tutti mi dicevano wow, che bello, si gareggia a Kranjska e non a Maribor, su una pista molto più tecnica e adatta a te, io ero dispiaciuta.

Perché a Maribor avrei voluto vendicare i brutti risultati del passato, come avevo già fatto a Courchevel e Sestriere, e perché in gigante, sulle piste più facili, penso di avere fatto molti progressi.

Interviste
Da quando sono tornata a casa sono state tante, tantissime! E ahimé ho quasi sempre dovuto rispondere alle stesse domande. Le più sgradevoli: hai vinto una Coppa dimezzata, senza Shiffrin, hai avuto fortuna, cosa ne pensi?

Ma se per tutto l’inverno non facevano che dirmi dai puoi vincere la Coppa generale, sei lì, provaci! Adesso che l’ho vinta per davvero si stupiscono, quasi avessi rubato qualcosa… Ovviamente uno dei temi più toccati è stato il Coronavirus.

Lacrime
Ne ho versata qualcuna tornando a casa, sul volo Stoccolma-Monaco, quando mi sono ritrovata finalmente sola con me stessa. Pensando alla stagione mi sono resa conto di quello che avevo conquistato e mi sono commossa.

Mamma (e non solo)
Eccoti qua, anche tu a intervistarmi, ti sembra il caso? Con tutte le mie dichiarazioni che hai ascoltato in questi giorni potresti scrivere anche senza chiedermi nulla!

E invece voglio dirti qualcosa io: a quasi tutte le gare a cui sei venuta quest’anno sono salita sul podio, penso a Killington, St. Moritz, Courchevel, Bansko, Crans Montana e La Thuile, dove, incredibile ma vero, c’era anche papà Daniele che di solito evita, perché ha paura di stressarsi troppo. A Crans invece c’era la nonna Adriana, un mito! Mi ha poi detto che quella è stata la giornata più bella dei suoi ultimi anni.

Nda: non mi sento un porta fortuna, perché Fede in questa stagione è salita sul podio praticamente in tutte le tappe della Coppa, escluso quelle di Sölden (ero presente), Lienz e Kranjska Gora.

Neve
Fa male vederne ancora tanta sulle piste e non poterla pestare con i miei sci… In questi giorni avrei dovuto essere a Cortina per le finali, poi ci sarebbero stati i Campionati italiani, poi i test materiali e magari qualche settimana di allenamento come quelle fatte l’anno scorso a Livigno, davvero importanti. Niente.

Quello che sta succedendo causa Coronavirus ha sconvolto l’Italia, il mondo e le nostre montagne. Tutto chiuso, tutto deserto, i danni economici saranno notevoli, meglio non pensarci ora. Penso invece a quanto tutto ciò sarà un disastro per gli allenamenti di noi sciatori, perché in pratica stiamo perdendo un periodo fondamentale di preparazione che non potrà essere recuperato.

Andare in palestra non è certo la stessa cosa che sciare e il timore di un’estate difficile senza la trasferta nell’emisfero sud è reale.

Orgoglio
Ne provo davvero tanto. Perché sono stata la prima italiana a vincere la Coppa del Mondo generale. Perché ho fatto il record italiano di punti battendo anche il mio amico Alberto che ne fece 1362 nel 1992, vincendo la bellezza di nove gare, ma perdendo la Coppa a favore di Pauli Accola, più polivalente di lui. E perché ho finalmente realizzato il mio sogno di vincere la Coppa di gigante.

Premiazione
Mi è mancata tanto, tantissimo. E’ un momento che nessuno mi restituirà, sognavo di salire sul podio e ricevere la Sfera di Cristallo, toccarla, baciarla, ascoltare l’inno, festeggiare con la mia squadra.

Chi ha vinto una Coppa del Mondo mi ha detto che quel momento resta indimenticabile, so cosa vogliono dire perché anche per me il ricordo più vivo delle mie due medaglie, quella mondiale e quella olimpica, resta quello della premiazione, quando hanno chiamato il mio nome e mi hanno messo la cordicella al collo.

E mi mancherà anche la soddisfazione di aver conquistato le mie Coppe in pista, tagliando il traguardo e guardando il mio risultato. Magari non ne avrei vinte tre, magari avrei perso tutto, ma avrei davvero preferito giocarmi la stagione fino in fondo, dando tutta me stessa in gara.

Ora darò tutta me stessa perché questi momenti tornino in futuro, per festeggiarli come si deve. E a proposito d feste, in molti mi chiedono quale sarà la prima cosa che farò finita l’emergenza Coronavirus: sarà una festa a La Salle, il mio paese. Ci si sta già organizzando e sarà un grande evento.

Quinto posto
Ne ho conquistati due, nel primo gigante a Sölden e nel superG di Garmisch, e da molti sono stati considerati risultati negativi, del tipo «Brignone solo quinta». Immagino cosa succederà la prossima stagione. Quando arriverò quinta si griderà all’orrore!

Rosa Khutor
Altra tappa chiave, forse la svolta della stagione per me. Dopo Bansko sono stata l’unica fra le prime quattro della classifica generale a decidere di allungare verso est, ma per cinque giorni ho pensato di aver fatto la scelta sbagliata visto che per il brutto tempo non si poteva quasi uscire dall’albergo. Una gara invece si è fatta e l’ho vinta.

Quello è stato il momento in cui per la prima volta ho pensato che la classifica generale non fosse un tabù, ma ho fatto di tutto per scacciarlo dalla mia mente. Lo stesso giorno, era il 2 febbraio, è mancato il papà di Mikaela.

Shiffrin
E’ la numero uno di questa epoca e credo sia destinata a diventare la sciatrice più forte di tutti i tempi. Con lei in pista sognare la Coppa generale sembrava utopia, ma come tante altre sue avversarie, soprattutto slalomiste, hanno sempre detto, partire già convinta di non poter vincere ti toglie motivazione e determinazione.

Io non gareggio mai per battere lei o qualcun’altra, ma solo per dare il meglio di me stessa contro il cronometro. Quest’inverno è sembrata meno dominante, ha perso in slalom da Petra senza commettere errori, ha perso in gigante.

Nei primi due superG l’ho battuta, il terzo lo ha vinto lei ma io sono caduta. La sua scelta di fermarsi dopo la morte del papà va rispettata, del resto lei è sempre stata una selettiva con i suoi impegni. A Val d’Isère non era venuta e hanno annullato le due gare, a Rosa Khutor non è venuta e ne abbiamo fatta solo una, a St. Moritz ha rinunciato al parallelo…

Io sono sempre stata lì, alle sue calcagna, quando si è fermata avevo 270 punti di ritardo e sapevo che i suoi programmi non prevedevano né Garmisch né La Thuile. Mi offende un po’ chi dice che ho vinto solo perché lei non c’era. Il nostro è uno sport dove l’infortunio è sempre dietro l’angolo, non ci si può fermare ad aspettare gli assenti. Detto ciò, il mio rispetto per lei resta immenso, come detto all’inizio, per me è la più grande di tutti i tempi.

Tunnel
Temevo di esserci entrata dopo le gare di Lienz, dove il quarto posto in gigante mi ha fatto perdere un po’ di fiducia e invece no, sono riuscita quasi subito a rivedere la luce… Una novità per me, una dimostrazione dei miei progressi mentali.

Ultima gara
Mai avrei pensato che il superG di La Thuile potesse essere l’ultimo impegno della stagione. Era il 29 febbraio, mancavano 10 gare, ma subito il giorno dopo la combinata è stata cancellata per la troppa neve.

La tappa di Ofterschwang invece è saltata per la poca neve, sono volata a Åre per preparare le ultime gare e una volta arrivata su ho saputo che anche il finale di Cortina non ci sarebbe stato. La situazione era surreale, ma c’erano ancora tre gare…

E invece no, tutto è precipitato da un minuto all’altro dopo che un addetto ai lavori presente in Svezia è stato male ed è risultato positivo al virus. Il 12 marzo in tutta fretta siamo tornati a casa.

Vlhova
Petra è stata una grande avversaria, credo che lei e il suo team a inizio stagione non mi considerassero una rivale per la classifica generale, il loro focus era giustamente sulla Shiffrin.

A ottobre e novembre non stava benissimo, è partita sbagliando in slalom e anche in gigante non era ai suoi soliti livelli. Andando avanti però si è ripresa, si è messa ad andare forte in tutte le gare e anche in velocità ha fatto enormi progressi.

Ha sprecato qualche occasione, soprattutto nelle due combinate ha perso punti importanti. Alla fine si è portata a casa due coppe, le prime anche per lei.

Zero punti
Nelle 25 gare disputate li ho fatti in tre occasioni: slalom di Killington e Kranjska Gora e superG di Bansko. Quest’ultimo in particolare mi è bruciato tanto, perché mancavano pochi metri e sembrava fatta per una favolosa vittoria e forse la fuga decisiva in classifica di specialità.

Ma è andata così, la rabbia di quel giorno sicuramente mi è servita per vincere il superG successivo in Russia. Quanto agli slalom, uscire in quello americano è stato un vero peccato, forse per la prima volta quel giorno mi sono resa conto di poter aspirare alle primissime posizioni anche in quella specialità.

Tutti hanno detto che sarei finita nelle prime cinque e forse anche meglio, ma non ci sarà mai la controprova. Quindi… ci riproverò l’inverno prossimo!

 

 

 

 

 

 

About the author

Maria Rosa Quario

Maria Rosa Quario

NINNA QUARIO È nota nel Circo Bianco per aver fatto parte della “Valanga Rosa” tra il ’79 e l’85. Milanese doc, da tempo si è trasferita a La Salle, in Valle d'Aosta. Ha conquistato 4 vittorie in Coppa del Mondo e un totale di 15 podi, tutti in slalom. Da oltre trent'anni fa la giornalista e per Sciare è la depositaria di tutto ciò che riguarda l’agonismo. Segue anche il programma test, in particolare i Test Junior. E’ mamma di Federica Brignone, uno dei più grandi talenti della Squadra nazionale Italiana di sci alpino. Collabora anche con quotidiano Il Giornale e con Infront SPorts & Media seguendo da vicino quasi tutte le gare di Coppa del Mondo.