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	<title>Valeria Ghezzi, Autore presso SciareMag</title>
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	<title>Valeria Ghezzi, Autore presso SciareMag</title>
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		<title>Montagna d’estate e d’inverno: scoperta e sorpresa, incertezze e incognite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria Ghezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 22:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Professione Montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’estate sopra le aspettative, con tanta gente che ha potuto disperdersi nella sua bellezza e nella sua vastità, nei suoi immensi spazi, nel fascino della natura incontaminata. La riscoperta della montagna estiva è stata un «effetto collaterale» della brutta pandemia che da marzo ha invaso la nostra vita. La montagna è diventata occasione di evasione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un’estate sopra le aspettative, con tanta gente che ha potuto disperdersi nella sua bellezza e nella sua vastità, nei suoi immensi spazi, nel fascino della natura incontaminata.</p>
<p>La riscoperta della montagna estiva è stata un «effetto collaterale» della brutta pandemia che da marzo ha invaso la nostra vita.</p>
<p>La montagna è diventata occasione di evasione, di emozione, di relax dopo mesi di lockdown.</p>
<p>Tra timori ed incertezze, una fuga in montagna è sembrata ai più la conquista di un insperato spazio di libertà (anche dalla mascherina), di respiro, di aria pura.</p>
<p>E ad oggi possiamo dire che l’alta quota non ha generato contagio: il distanziamento è connaturato al concetto stesso di montagna.</p>
<p>Gli impiantisti hanno saputo rispettare e far rispettare le regole. I nostri ospiti hanno dimostrato una sensibilità ed un’attenzione importante, confermandoci che sono i comportamenti delle persone a fare la differenza.</p>
<p>Tutto bene allora?</p>
<p>Tutti tranquilli sulle prospettive per l’inverno?</p>
<h2>Niente affatto.</h2>
<p>Prima di tutto il virus è ancora tra noi, non lontano e neppure latente. Pronto a colpire, fermando famiglie, aziende ed intere comunità. Fa ancora paura, anche se abbiamo imparato a reagire con maggiore prontezza per limitare i danni.</p>
<h2>Ma quali sono le prospettive andando verso l’inverno?</h2>
<p>Non nascondiamo in tal senso la nostra grande preoccupazione.</p>
<p>I contagi tornano ad aumentare, le scuole sono un risiko… e lo sci?</p>
<p>Forse prima di tutto dobbiamo spiegare cos’è lo sci… perché quando sento paragonare lo sci alle discoteche per il «rischio contagio» mi vengono i brividi.</p>
<p>Lo sci è uno sport che si pratica all’aria aperta, a grandissima distanza uno dall’altro (per evitare di scontrarci…) e quando si sale con un impianto, il tragitto raramente dura oltre i 7-10 minuti.</p>
<p>Se a queste caratteristiche aggiungiamo le cautele e precauzioni indispensabili e ormai parte del nostro quotidiano, mascherina, distanziamento, sanificazione, areazione ecc., possiamo davvero sentirci piuttosto tranquilli.</p>
<p>È però indispensabile che tutta la filiera della montagna invernale adotti le stesse precauzioni, per evitare che il contagio trovi spazi in cui infilarsi. Serve senso di responsabilità e forse la capacità di adattarsi alle nuove logiche e priorità.</p>
<p>Gli impianti a fune possono garantire in inverno, come è stato in estate, momenti di svago e serenità che sono diventati importanti alla luce dei sacrifici cui la vita di tutti i giorni ci costringe.</p>
<p>Quando sciamo i confini si superano senza neppure accorgersene, uno skipass, un territorio, una montagna… oltre ogni divisione.</p>
<p>Proprio per questo è indispensabile che le regole che governano il trasporto su fune siano uguali per tutti.</p>
<p>Senza distinzione da regione a regione, distinzione che lo sciatore non riuscirebbe a comprendere e faticherebbe a rispettare.</p>
<p>Per far questo è necessario che sia il governo a riaprire il settore, a capire che chi scia passa il suo tempo all’aria aperta, vestito e coperto, dal casco ai guanti, allo scaldacollo, in modo tale da non potersi contagiare neppure volendo…</p>
<p>Oggi non ci pare che questo sia così chiaro a chi ci governa a Roma, ma questa incomprensione, questa ‘ignoranza’ (nel senso più tecnico del termine) dell’essenza dell’attività sportiva, rischia di generare equivoci gravi, di immenso danno a tutto il settore.</p>
<p>Anef sta combattendo per questo e il recente ritorno in squadra del Piemonte e di alcune altre località italiane aumenta la forza di squadra della nostra Associazione.</p>
<p>Stiamo lottando per avere una riapertura di settore e delle regole che, salvo situazioni eccezionali, siano uguali per tutti, basate su un protocollo, che con UNI abbiamo provato a definire in una Prassi di Riferimento, che siamo in grado di comunicare ai nostri ospiti.</p>
<p>Se tante cose e tante abitudini dovranno cambiare, lo sport e lo sci dovranno però mantenere le caratteristiche di piacere, di senso di libertà. Ma al contempo la gente dovrà essere e sentirsi sicura.</p>
<p>Per noi la sicurezza è sempre stata un obiettivo primario: appendere le persone a un filo che si muove è una sfida che esige tecnologia sicura e garanzie tecniche di primissimo ordine.</p>
<p>Oggi a questa sicurezza tecnica si deve aggiungere quella sanitaria.</p>
<p>E per chi della sicurezza ha sempre fatto la base del proprio prodotto, questo nuovo impegno è vissuto con la tranquillità di chi dà sempre il massimo con competenza e passione.</p>
<p>A tutto ciò aggiungiamo che chi viene a trovarci deve vivere e percepire sicurezza e protezione, ma al contempo vivere e percepire una vacanza, uno svago liberi e sereni.</p>
<p>L’estate, pur con i suoi numeri limitati, ci ha mostrato che il modello funziona.</p>
<p>Quasi superfluo aggiungere che le stesse cautele e protezioni le abbiamo riservate in prime ai nostri collaboratori, agli operatori degli impianti.</p>
<p>Sono la nostra più importante risorsa e la tuteliamo nel migliore dei modi, chiedendo anche a loro per rispetto di se stesso, dei nostri ospiti e della loro azienda, di non mettersi in «situazioni a rischio» quando hanno finito di lavorare.</p>
<hr />
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		<title>Con gli impianti a fune sicurezza e libertà si sposano in alta quota</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/professione-montagna/con-gli-impianti-a-fune-sicurezza-e-liberta-si-sposano-in-alta-quota/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Ghezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2020 21:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Professione Montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’alta quota può offrire spazi ampi e tranquilli, al sicuro da ogni assembramento. Al contempo può offrire un momento di vacanza di puro relax, altamente emozionale. Qualcosa di cui oggi abbiamo più che mai bisogno dopo il lungo periodo di quarantena e spesso di paura. Dopo la burrascosa chiusura dello scorso marzo, gli impianti a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’alta quota può offrire spazi ampi e tranquilli, al sicuro da ogni assembramento. Al contempo può offrire un momento di vacanza di puro relax, altamente emozionale.</p>
<p>Qualcosa di cui oggi abbiamo più che mai bisogno dopo il lungo periodo di quarantena e spesso di paura.</p>
<p>Dopo la burrascosa chiusura dello scorso marzo, gli impianti a fune, pur chiusi al pubblico hanno potuto iniziare a lavorare alle manutenzioni già nel mese di aprile.</p>
<h2>Manutenzioni primaverili iniziate prontamente nella speranza di poter aprire per la stagione estiva.</h2>
<p>Perché mentre scrivo gli impianti sono ancora chiusi per decreto.</p>
<p>Dall’8 marzo scorso, ogni DPCM ripete in copia-incolla la frase <em>«Sono chiusi gli impianti nei comprensori sciistici»</em> all’Art. 1, punto h.</p>
<p>In questo momento siamo uno dei pochissimi settori ancora chiusi, senza una data di riapertura e senza dunque una prospettiva.</p>
<h2>Non nascondiamo in tal senso la nostra grande preoccupazione.</h2>
<p>Certo, alcune regioni hanno preso l’iniziativa di riaprire gli impianti, ma non ci pare che possa bastare… gli impianti spesso travalicano i confini regionali, gli ospiti si muovono sul territorio senza chiedersi se hanno superato il confine regionale.</p>
<p>La regola deve dunque essere una e per tutti, ANEF lo chiede con forza!</p>
<h1>La sfida per fornire agli ospiti una offerta il più possibile «normale»</h1>
<p>La speranza è oggi quella che il settore venga riaperto dal Governo in modo da poter fare la nostra stagione estiva, che sarà anche un grande test per l’inverno.</p>
<p>Infatti non è difficile immaginare che il futuro sarà diverso dal passato.</p>
<p>Questo periodo di fermo assoluto ci è servito per ripensare procedure, servizi e proposte da fare agli appassionati e a chi magari coglierà proprio questa difficile situazione per scoprire la montagna.</p>
<p>La sfida sarà consentire ai nostri ospiti di vivere la montagna, la vacanza, l’esperienza in modo il più «normale» possibile, sentendosi nel contempo sicuri e protetti. Molti ritengono, ed a ragione, che la montagna offra spazi grandi, aperti e sicuri.</p>
<p>Spazi ideali per tornare a «respirare» dopo questi mesi di quarantena.</p>
<p>L’estate è ormai da qualche anno una stagione in crescita e mai come in questa situazione, l’ambiente montano con i suoi territori immensi, la sua aria purissima permetterà non solo di rispettare il distanziamento sociale che ormai fa parte della nostra quotidianità, ma di vivere un’esperienza unica ed emozionale, di spazi infiniti, paesaggi incontaminati e mozzafiato.</p>
<p>Tutto questo sarà possibile grazie agli impianti di risalita, che in pochissimi minuti portano le persone in alto permettendo di vivere l’alta quota anche a chi non riesce a compiere grandi ascese e grandi fatiche.</p>
<h1>La collaborazione con UNI per la formulazione di un protocollo di comportamenti</h1>
<p>ANEF sta dunque lavorando ad un protocollo per la gestione del trasporto in sicurezza.</p>
<p>Abbiamo predisposto una prima proposta per la commissione Colao.</p>
<p>Abbiamo aperto una serie di confronti sui nostri territori di montagna con le Aziende Sanitarie Locali. Oggi con tutti questi testi stiamo predisponendo un documento insieme all’Istituto UNI, l’Ente Normativo nazionale.</p>
<p>L’obiettivo è scrivere procedure che garantiscano in primissimo luogo la sicurezza sanitaria ma anche una gestione fluida e sostenibile, sia per il turista, evitandogli lunghissime attese, che per le aziende che devono preservare anche la «salute economica».</p>
<p>Vorremmo presentare al governo il testo che uscirà dal tavolo Federturismo-ANEF -UNI, auspicando di trovare la disponibilità al confronto e il dialogo necessari per far ripartire il settore garantendo a 360° la sicurezza del trasporto, conditio sine qua non per godersi una bellissima giornata in montagna.</p>
<p>Le proposte di ANEF sono semplici e possiamo riassumerle sinteticamente in una riorganizzazione di tutti i flussi della stazione creando percorsi di avvicinamento e di allontanamento a e dall’impianto che non si incrocino, evitando insomma il classico via-vai di persone.</p>
<p>Il distanziamento in tutto il percorso che va dalle casse all’impianto, e poi la salita.</p>
<p>Nessun problema per le seggiovie che sono all’aria aperta, mentre in cabina si salirà alla massima portata e alla massima velocità, con finestrini aperti per garantire la circolazione dell’aria.</p>
<p>La breve durata della risalita, mediamente tra i 6 e i 9 minuti dovrebbe ulteriormente garantire la sicurezza. Stiamo inoltre studiando le opportune misure di igienizzazione.</p>
<p>Fin dal rientro al lavoro abbiamo pensato alla sicurezza del nostro personale e altrettanto faremo con i clienti, con il presupposto che la distinzione tra personale e cliente, quando si parla di tutela della salute, non esiste: quello che conta sono le persone!</p>
<p>Resistenza, resilienza e solidarietà si aggiungono con forza alla passione e all’entusiasmo che da sempre caratterizzano l’agire di noi funiviari.</p>
<h2>Pronti a far girare di nuovo le nostre funi!</h2>
<hr />
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		<title>Trasformiamo il dramma del Coronavirus in una opportunità</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/professione-montagna/trasformiamo-il-dramma-del-coronavirus-in-una-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Ghezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2020 21:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Professione Montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’esplosione dell’epidemia (o meglio della pandemia) del Covid19 ha comportato la drastica misura della chiusura anticipata di tutti gli impianti sciistici italiani in prima battuta per decreto del Governo e immediatamente dopo per ordinanza della Protezione Civile. La situazione che si è creata tra le stazioni invernali e gli esercenti funiviari va vista da diverse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’esplosione dell’epidemia (o meglio della pandemia) del Covid19 ha comportato la drastica misura della chiusura anticipata di tutti gli impianti sciistici italiani in prima battuta per decreto del Governo e immediatamente dopo per ordinanza della Protezione Civile.</p>
<h2>La situazione che si è creata tra le stazioni invernali e gli esercenti funiviari va vista da diverse angolazioni.</h2>
<p>Innanzitutto il punto di vista giuridico-amministrativo: poiché gli impiantisti offrono un servizio di trasporto pubblico in concessione, era necessario che la chiusura avvenisse ad opera di chi regola tale servizio.</p>
<p>Poi il punto di vista dell’attività economica, sportiva e ricreativa: immersi in una situazione completamente nuova e in continua evoluzione, abbiamo cercato di comprendere quali attività fossero ancora praticabili, e abbiamo valutato che lo sci rispondesse a dei criteri di sicurezza oggettivi.</p>
<h2>È uno sport individuale che si svolge in ampi spazi aperti e mantenendo distanze interpersonali.</h2>
<p>Tutto questo, però, senza considerare le cabine, i punti di ristoro e le code agli impianti, veri elementi di criticità, soprattutto in alta stagione e in periodo di Carnevale.</p>
<p>Elementi di criticità che non sono stati presi in considerazione nel momento in cui sono state emanati i primi decreti. Tanti forse hanno pensato ad una vera e propria fuga in montagna, senza paura.</p>
<p>Sì perché la paura è l’unico vero elemento psicologico e fisico che, insieme ai decreti, quando insorge, può fermare le persone.</p>
<h2>Allora avevamo solo bisogno di un provvedimento chiaro e uguale per tutti.</h2>
<p>Non poteva essere né compito né responsabilità degli impiantisti predisporre una chiusura immediata per tutto il comparto. Per comprenderlo basta osservare quanto avvenuto per un altro settore, la scuola: solo con grande difficoltà Governo, Presidenti di Regione e Sindaci sono pervenuti a una decisione unanime valida su tutto il territorio nazionale.</p>
<p>Non sarebbe stato possibile per gli esercenti (400 società impiantistiche autonome e indipendenti le une dalle altre e 11.000 lavoratori, un indotto notevole) trovare un accordo, e per di più in poche ore.</p>
<h2>Gli impiantisti non hanno né le competenze medico-scientifiche né la competenza amministrativa per assumere questo tipo di decisioni.</h2>
<p>Unica eccezione, la scoperta di un caso positivo all’interno della propria azienda: in tal caso gli operatori avrebbero dovuto inviare una pronta segnalazione alle autorità, con conseguente attivazione della quarantena.</p>
<h2>Ma nessun caso positivo è emerso prima della chiusura completa del comparto.</h2>
<p>I gestori degli impianti sono semplici imprenditori che con i loro operai cercano di far rispettare le norme a volte in condizioni di grande difficoltà sia per i tempi ristretti sia per le informazioni medico-scientifiche che non ci erano chiare.</p>
<h2>Oggi la maggior parte degli italiani ha capito i rischi che corriamo e la necessità di affrontare il virus in modo radicale.</h2>
<p>È un’esperienza nuova quella dell’isolamento che stiamo vivendo. È una preoccupazione grande quella dell’economia del turismo crollata sino alle fondamenta.</p>
<p>Oggi, al di là di ogni polemica dobbiamo prepararci a ripartire, sapere affrontare una situazione nuova in termini di valori, di priorità diverse, di attenzioni che, anche risolta, questa epidemia ci lascerà in eredità. Solo chi saprà adattarsi e reagire a questo forte cambiamento che dovrà essere mentale, culturale e non solo economico, saprà rinascere forse anche più forte di prima.</p>
<p>La vera sfida oggi è trasformare questa tragedia in opportunità, perché chi ne esce sappia guardare alla vita, al lavoro ed al futuro con occhi nuovi e diversi.</p>
<hr />
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		<title>Il turismo invernale come fenomeno anticiclico nell’economia nazionale</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/professione-montagna/il-turismo-invernale-come-fenomeno-anticiclico-nelleconomia-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Ghezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2020 22:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Professione Montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il brillante inizio di questa stagione invernale sulle Alpi e il difficile momento che sta vivendo l’Appennino ci danno un messaggio importante, sul quale vale la pena riflettere. La neve, quella naturale, soffice e bianca che scende dal cielo, resta l’ingrediente che fa la differenza. È il manto bianco che riveste la vacanza di emozione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il brillante inizio di questa stagione invernale sulle Alpi e il difficile momento che sta vivendo l’Appennino ci danno un messaggio importante, sul quale vale la pena riflettere.</p>
<p>La neve, quella naturale, soffice e bianca che scende dal cielo, resta l’ingrediente che fa la differenza.</p>
<p>È il manto bianco che riveste la vacanza di emozione, è il sole che scintilla sulla neve a trasformare le giornate in emozione pura, a dare al paesaggio luci e colori indimenticabili ed irripetibili.</p>
<p>Siamo bravi a fabbricarla la neve e in questo modo «salviamo» l’economia dei nostri territori perché, fortunatamente ci sono ancora abbastanza appassionati che vengono a sciare anche sul manto di neve programmata.</p>
<h2>Ma con la neve naturale lo sci fa… boom!</h2>
<p>La crisi dell’Appennino ci dice invece che la pioggia è il nostro vero nemico. Anche se il cambiamento climatico è negli ultimi anni un dato e noi lo combattiamo investendo sugli impianti di innevamento, l’acqua e il vento possono essere considerati oggi i veri nemici dello sci. A questi rimediamo solo in parte, investendo sull’estate, valorizzando la montagna tutto l’anno.</p>
<h2>La forza intatta di uno sport trainante</h2>
<p>Tuttavia, dopo anni in cui il <em>leit motiv</em> è stato «lo sci è uno sport in declino», «sciare non è più di moda», «sciare costa troppo» (e tralasciamo i commenti di stampo puramente ambientalista), quest’anno le Alpi hanno registrato il tutto esaurito… tutti i giorni.</p>
<p>Tantissima gente, tantissimo entusiasmo, tanti principianti e tanta gioia sulle nostre piste. Afflussi continui e costanti che dimostrano il buono stato di salute dello sci, ma non solo.</p>
<p>Sciare è uno sport senza tempo e senza età, pura passione, trasversale dai bimbi ai nonni, dagli amici alla famiglia.</p>
<p>E allora, una giornata bianca, in quota, al sole, sfrecciando sul manto bianco in compagnia, non ha prezzo.</p>
<p>Gli ospiti hanno riconosciuto il valore del nostro prodotto, in termini di offerta, tecnologia, sicurezza, paesaggio… di fronte a questi elementi, alla possibilità di una lunga giornata da sogno, i 35-50 € mediamente necessari per lo skipass forse non paiono troppi, visto che quest’anno le lamentele sui prezzi sembrano sopite anche da parte della stampa più accanita.</p>
<p>Non sono più di una ricarica del telefonino. Non più di una serata fuori per i più giovani. Non più di una buona cena al ristorante.</p>
<h2>Il fattore determinante dell’ambiente e  del bianco</h2>
<p>E se mi si permette una digressione, proprio per offrire un prodotto così ineguagliabile, noi dobbiamo investire anche e con attenzione sull’ambiente in cui operiamo.</p>
<p>Dobbiamo rispettarlo e valorizzarlo, essere realmente sostenibili, facendo toccare con mano ai nostri ospiti l’unicità dei nostri territori.</p>
<p>L’emozione di una giornata sulla neve così non è facilmente replicabile e possiamo osservare ancora una volta come le aree sciabili siano anti-cicliche rispetto all’andamento economico.</p>
<p>Anche in tempi di crisi, le condizioni naturali eccezionali ci permettono di raggiungere risultati straordinari, mentre non c’è boom economico che garantisca afflussi favolosi se la montagna non è bianca.</p>
<p>Non è forse solo la neve, ma sono la vacanza e il tempo libero ad essere diventati ormai beni primari, necessari. Non più beni voluttuari e facilmente rinunciabili.</p>
<p>Questo rende il turismo in montagna anti-ciclico rispetto all’andamento dell’economia.</p>
<p>Dunque i nostri sforzi sono diretti in primis alla neve, ma molto più in generale a rendere accessibile la montagna in inverno come in estate, luogo magico dove senza impianti a fune per la maggior parte di noi sarebbe praticamente impossibile arrivare.</p>
<hr />
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		<title>Lavorare sulle aree sciabili: Cosa è cambiato tra ieri e oggi?</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/professione-montagna/lavorare-sulle-aree-sciabili-cosa-e-cambiato-tra-ieri-e-oggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Ghezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Dec 2019 19:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Professione Montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’estate 1958 mio nonno Walter Ghezzi decise, consigliato dall’ing. Ugo Illing, di progettare e costruire la cabinovia Tognola. Tracciato integralmente nuovo rispetto alla slittovia. Nel dicembre 1959 la cabinovia Tognola apriva al pubblico. Dall’idea progettuale al collaudo un lasso di tempo oggi impensabile. Non solo in Tognola e sulle aree sciabili, ma ovunque! Ai tempi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’estate 1958 mio nonno Walter Ghezzi decise, consigliato dall’ing. Ugo Illing, di progettare e costruire la cabinovia Tognola.</p>
<p>Tracciato integralmente nuovo rispetto alla slittovia. Nel dicembre 1959 la cabinovia Tognola apriva al pubblico.</p>
<p>Dall’idea progettuale al collaudo un lasso di tempo oggi impensabile.</p>
<p>Non solo in Tognola e sulle aree sciabili, ma ovunque! Ai tempi del nonno, oltre alla pochissima burocrazia, leggendo cronache, lettere e resoconti c’era un entusiasmo meraviglioso che partiva dal nonno Walter, passava per tutte le maestranze, per il paese e la Provincia di Trento.</p>
<p>Iniziavano gli anni del boom economico, l’Italia cresceva a doppia cifra. Troppo bello se tutto fosse continuato così.</p>
<h2>La fatica opprimente della burocrazia</h2>
<p>Oggi condizioni e modalità di lavoro e fare impresa si sono complicate all’inverosimile.</p>
<p>La burocrazia è diventata un mantra dell’inefficienza ovunque.</p>
<p>Ma nel mondo dello sci, l’impatto è sempre amplificato: i mesi utili per i cantieri sono pochi e perdere un paio di mesi significa quasi sempre perdere un anno, una stagione invernale senza investimenti magari attesi da anni, con clienti che non ne capiscono la ragione.</p>
<p>Burocrazia, lentezza, conflitti e contraddizioni tra diversi uffici, vincoli e norme interpretabili in modo ambiguo e spesso soggettivo: ci dobbiamo confrontare con profili che spaziano tra ingegneria, ambiente, paesaggio, archeologia, strade, geologia, foreste, acque pubbliche, igiene e sanità.</p>
<p>Il tutto con iter e procedure più o meno ragionevoli, spesso e più volte interrotti con la semplice richiesta di un documento integrativo o chiarificatore.</p>
<p>Non è difficile dimenticare una carta quando bisogna andare a consegnare un progetto se non con un camion almeno con un furgoncino!</p>
<p>La responsabilità in capo ai funzionari pubblici appare a volte sproporzionata rispetto al ruolo: come stupirsi allora che nessuno voglia più assumersi responsabilità?</p>
<h2>L’importanza essenziale del lavoro «di squadra»</h2>
<p>Oggi il clima (non solo quello meteorologico) è cambiato.</p>
<p>Contrapposizione tra impresa e burocrazia, tra impresa e sedicenti ambientalisti.</p>
<p>Sulle aree sciabili però e per fortuna non esiste contrapposizione «cattiva» tra impresa e lavoratori.</p>
<p>Abbiamo capito, noi e loro, che dobbiamo essere una squadra che rema insieme, nella stessa direzione.</p>
<p>Gli anni della crisi economica e di innevamento e la nostra natura montanara ci hanno sempre portato ad un punto di incontro.</p>
<p>La squadra è l’anima dell’impresa e l’Uomo ne è al centro. Tecnologia, elettronica, automazione, lungi dal ridurre il ruolo dell’Uomo, ne hanno invece esaltato valore e importanza.</p>
<p>Ciascuno nel rispetto delle proprie e altrui competenze e ruoli, con un senso di solidarietà e sicurezza che la montagna impone anche nostro malgrado, le aziende vincenti sono quelle in cui una squadra preparata, compatta e solidale è in grado di far fronte a qualsiasi difficoltà e responsabilità.</p>
<p>E quando la tua attività è disseminata su tanti ettari di territorio come nello sci questo appare tanto più importante.</p>
<h2>Una comunità di attori nel «sistema vacanza»</h2>
<p>Quando si dice «Uomo al centro» non sono solo collaboratori e lavoratori ma anche i clienti.</p>
<p>Che non sono della società impianti bensì del paese di montagna che ospita l’area sciabile.</p>
<p>Quindi i rapporti con tutte le componenti del «sistema vacanza», dai maestri di sci agli albergatori, dalla ristorazione al mondo artigiano e commerciale assumono un’importanza strategica per il successo della località e delle sue componenti.</p>
<p>Il ruolo delle istituzioni locali è fondamentale per garantire futuro e sviluppo del territorio.</p>
<p>Lavoriamo perché il nostro ospite, sciatore ma non solo, riceva il massimo dalla sua vacanza sulla neve.</p>
<p>A casa deve riportare soddisfazione ed emozione.</p>
<p>Solo così tornerà e solo così attiveremo quel formidabile strumento di marketing che si chiama passaparola.</p>
<p>Per questo è necessario che tutti gli attori offrano un servizio di eccellenza ed anche che, quando qualcosa non funziona (succede…), tutti sappiamo far squadra in modo solidale.</p>
<p>Per risolvere il problema e minimizzare i danni. Non è facile e in questo campo abbiamo spazio per grandi miglioramenti.</p>
<hr />
<p><a href="https://www.sciaremag.it/prodotto/professione-montagnanovembre-dicembre-2019/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-35085 size-full" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/12/PM_152_copertina.jpg" alt="" width="1000" height="1333" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/12/PM_152_copertina.jpg 1000w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/12/PM_152_copertina-225x300.jpg 225w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/12/PM_152_copertina-768x1024.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/12/PM_152_copertina-990x1320.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/12/PM_152_copertina-300x400.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/12/PM_152_copertina-600x800.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/12/PM_152_copertina-531x708.jpg 531w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/12/PM_152_copertina-254x339.jpg 254w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/12/PM_152_copertina-255x340.jpg 255w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
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		<title>Per l’ambiente tutti  possiamo e dobbiamo fare  la nostra parte</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/professione-montagna/per-lambiente-tutti-possiamo-e-dobbiamo-fare-la-nostra-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Ghezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 19:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Professione Montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’inizio del mio mandato di presidente ANEF, nel 2014, il tema ambientale è stato sempre al centro della mia attività e del mio impegno. Perché trovare il giusto punto di equilibrio per preservare l’ambiente montano straordinario che ci è dato, permettere alle comunità residenti di vivere e crescere i propri figli nelle valli di montagna [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dall’inizio del mio mandato di presidente ANEF, nel 2014, il tema ambientale è stato sempre al centro della mia attività e del mio impegno.</p>
<p>Perché trovare il giusto punto di equilibrio per preservare l’ambiente montano straordinario che ci è dato, permettere alle comunità residenti di vivere e crescere i propri figli nelle valli di montagna e garantire il reddito necessario sia a vivere che a investire sul territorio è fondamentale.</p>
<p>E questo equilibrio per noi impiantisti è un obiettivo primario.</p>
<p>Dopo oltre 5 anni devo però pormi una domanda importante: la sostenibilità è diventata una parola vuota e abusata oppure l’impegno per la sostenibilità si è diffuso, generando un processo educativo, culturale, buone prassi e una maggiore sensibilizzazione sia di noi operatori che degli sciatori, grazie al quale oggi la sostenibilità è qualcosa di davvero concreto?</p>
<h2>La «sostenibilità finta» e l’impegno vero</h2>
<p>Da inguaribile ottimista, come è nella natura di un imprenditore, voglio credere che la risposta stia nella seconda ipotesi.</p>
<p>Ma il dubbio è doveroso perché oggi «essere sostenibili», inutile negarlo, è diventato un’esigenza di marketing, un requisito fondamentale per proporre e vendere il proprio prodotto sul mercato.</p>
<p>Questo ci deve rendere particolarmente vigili sulla «sostenibilità finta», puramente commerciale, di cui erroneamente veniamo troppo spesso accusati.</p>
<p>Erroneamente perché, per i funiviari, essere sostenibili veramente rappresenta l’unico ed insostituibile modo per preservare il nostro prodotto, ovvero la porzione di montagna che rendiamo accessibile.</p>
<p>Quindi finta sostenibilità in montagna ne trovate ben poca!</p>
<p>Proviamo a vedere e valutare alcuni tra i molti aspetti:</p>
<h2>Gli investimenti:</h2>
<p>Fin dalla progettazione, anche in montagna, un edificio può essere pensato e poi costruito con materiali tecnologicamente all’avanguardia, che minimizzano gli impatti tecnici e visivi e le dispersioni energetiche.</p>
<p>Gli inerbimenti delle piste da sci realizzati mediante un’accurata operazione di scotico superficiale del terreno che viene ricollocato a fine lavoro.</p>
<p>I motori degli impianti ad azionamento diretto che riducono drasticamente i consumi di olii, grassi e i rumori. Il recupero dell’energia altrimenti dispersa dalle funivie.</p>
<h2>La gestione e la programmazione:</h2>
<p>L’utilizzo di energie rinnovabili, la gestione dei rifiuti sia ordinari che speciali, generati dalle obbligatorie attività di manutenzione e sicurezza, la sicurezza sul lavoro, solo per fare qualche esempio.</p>
<p>Sempre più aziende fanno il bilancio sociale e la certificazione ambientale.</p>
<p>Qualcuno inizia a redigere anche il bilancio di sostenibilità. La Carta di Cortina è ormai una vera linea guida.</p>
<p>Si tratta di attività che spesso i nostri ospiti non vedono ma che rientrano a pieno titolo nel famoso «prezzo dello skipass».</p>
<h2> Gli sciatori e tutti gli ospiti:</h2>
<p>Un ruolo importante lo svolgono anche loro! Pochi e banali gesti quotidiani, cui spesso non facciamo attenzione, danneggiano l’ambiente e vanificano almeno all’apparenza i nostri sforzi.</p>
<p>La <em>sharing economy</em>, ad esempio, per non arrivare alle piste con automobili mezze vuote.</p>
<p>Ma soprattutto i rifiuti: ormai non si tratta più di «non gettare i rifiuti per terra».</p>
<p>C’è chi ancora lo fa, ma per la maggior parte l’obiettivo è imparare a differenziare, anche quando sei in funivia o sulla terrazza di un rifugio.</p>
<p>L’informazione, che proviamo a fare con brochure, skipass, cartelli, svolge un ruolo importante, ma alla luce dei risultati ancora largamente insufficiente.</p>
<h2>Il mondo ambientalista:</h2>
<p>Potrebbe avere un ruolo importante, aiutandoci a progredire.</p>
<p>Purtroppo non siamo riusciti finora ad instaurare un rapporto proficuo e costruttivo, che possa implementare e migliorare l’«efficacia ambientale» del nostro lavoro.</p>
<p>I nostri sforzi passano inosservati, a fronte di critiche dovute al solo fatto di investire, di toccare il territorio.</p>
<p>L’accessibilità è spesso criticata per il solo fatto di permettere un «carico antropico».</p>
<p>Ci troviamo di fronte a polemiche sterili ed ideologiche ma la sostenibilità non si ottiene abbandonando il territorio a se stesso e smettendo di investire.</p>
<p>È un vero peccato perché con un po’ di onestà intellettuale forse sarebbe più facile fare progressi a beneficio di tutti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando l’ambientalismo diventa nemico della vera sostenibilità</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/professione-montagna/quando-lambientalismo-diventa-nemico-della-vera-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Ghezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2019 15:33:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Professione Montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è chi, tra boschi, pascoli e monti, ha la fortuna di vivere tutti i giorni, sette giorni su sette: siamo noi esercenti funiviari. Cresciuti ed educati ai valori della montagna, a un lavoro faticoso, sul e nel territorio, con l’obiettivo di renderlo accessibile e fruibile a tutti. Lavoro di grande responsabilità, perché tecnologia, infrastrutture, natura [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi, tra boschi, pascoli e monti, ha la fortuna di vivere tutti i giorni, sette giorni su sette: siamo noi esercenti funiviari.</p>
<p>Cresciuti ed educati ai valori della montagna, a un lavoro faticoso, sul e nel territorio, con l’obiettivo di renderlo accessibile e fruibile a tutti.</p>
<p>Lavoro di grande responsabilità, perché tecnologia, infrastrutture, natura e bellezza del paesaggio devono trovare il giusto equilibrio: quello della sostenibilità vera, ambientale e socio-economica.</p>
<p>Abbiamo consapevolezza del valore e della delicatezza del nostro patrimonio ambientale, ma sappiamo che la tutela del nostro prezioso ecosistema non può essere alternativa alla realizzazione di opere e infrastrutture indispensabili per vivere e valorizzare l’ambiente, per i turisti ma prima di tutto per noi residenti.</p>
<h2>Che cosa significa «fare turismo» per i funiviari? Significa mostrare e far godere la bellezza del nostro territorio agli ospiti.</h2>
<p>Ma anche permettere alla popolazione di restare nelle proprie valli di origine, disponendo di una fonte di reddito adeguata. Inoltre, significa generare, sul territorio e in modo non meramente assistenziale, le risorse indispensabili a garantire servizi quali scuole, presidio sanitario, servizi pubblici e commerciali essenziali, spazi di vita sociale.</p>
<p>Infine significa dare ai nostri figli la prospettiva di rimanere nelle terre alte, senza sentirsi “confinati” in un’area protetta. I gestori delle aree sciabili vengono troppo spesso additati come devastatori del territorio, che invece presidiano e curano, con amore e passione.</p>
<p>L’area sciabile è l’unica risorsa che ad oggi garantisce occupazione e reddito sufficienti a contrastare lo spopolamento e le piste da sci occupano appena lo 0,05% del territorio montano italiano.</p>
<p>L’estate punta su trekking e bike. Bike che, osserviamo, ha riportato in montagna d’estate i giovani. Non possiamo dimenticare che l’ambiente naturale è il nostro (della gente di montagna) vero patrimonio: il prodotto che vendiamo al turismo, ma che ci garantisce una qualità di vita straordinaria, ben diversa dalla vita nelle città.</p>
<p>Solo un territorio abitato è anche curato, presidiato, valorizzato e noi siamo i primi ambasciatori della sua bellezza e anche della sua fragilità.</p>
<p>Nessuno lo conosce meglio di noi. Ma abbiamo il diritto di viverci con la stessa dignità e livello di sviluppo di chi vive in tutto il resto del nostro Belpaese.</p>
<p>Non con le stesse comodità. La logistica non lo permette, né lo chiediamo.  Per questo motivo non capiamo i sedicenti «ambientalisti» che rifiutano un confronto costruttivo, fanno polemiche strumentali e spesso vivono lontano dalla montagna.</p>
<h2>Non dimentichiamo che gli «ambientalisti» sul territorio di montagna sono in realtà pochi.</h2>
<p>Tanto che i censimenti li fanno i cacciatori, i guardiaparco ormai non riescono più a sorvegliare il territorio e la forestale percorre il territorio in auto perché a piedi non riuscirebbe a ricoprire lo spazio ‘assegnato’.</p>
<p>Questi presunti ambientalisti sanno quanti chilometri a piedi sul territorio dell’area sciabile facciamo noi e i nostri collaboratori? E non è un caso che frane e rischio idrogeologico su queste aree siano quasi sempre sotto controllo.</p>
<p>Tenere le strade forestali in ordine, pulire i boschi, regimare le acque, curare gli inerbimenti, lavorare fianco a fianco a tutti quegli animali che gli ambientalisti vogliono difendere, ma spesso non sono nemmeno in grado di contare.</p>
<p>Tutte attività e fatiche che svolgiamo quotidianamente senza far rumore, senza metterle in piazza. Dopo la tempesta Vaia del 29 ottobre 2018, chi ha ripulito le strade forestali sulle aree sciabili e ha permesso di partire nei tempi corretti per la stagione invernale?</p>
<p>Tutto questo è stato reso possibile dal duro lavoro degli esercenti funiviari e dei loro collaboratori.</p>
<p>Non dimentichiamo che oggi molte strade fuori dalle aree sciabili sono ancora inagibili e non certo per inerzia o incapacità degli enti preposti, ma semplicemente perché nessuno è in grado di presidiare e curare il territorio come facciamo noi.</p>
<h2>Certo, si dirà, le aree sciabili hanno un’estensione limitata e io rispondo: appunto!</h2>
<p>Proprio per questo chiediamo di poter lavorare, di poterle sviluppare con l’ausilio delle tecnologie che aiutano sia il risparmio energetico che la tutela ambientale, di poter realizzare quelle iniziative necessarie per stare al passo coi tempi e col mercato, in cui ogni imprenditore mette cuore e passione.</p>
<p>È inutile parlare di sviluppo sostenibile se si dice di no a tutti e a tutto. L’obiettivo della sostenibilità non è e non può essere la cacciata dell’uomo dalla montagna.</p>
<h2>L’ambientalismo troppo spesso è di facciata, di penna o di parola, perché sul territorio ci siamo noi, non chi si schiera sempre contro.</h2>
<p>Non possiamo costruire, investire, organizzare eventi, perché veniamo demonizzati da chi spesso sta comodamente in città tutta la settimana, ha mezzi pubblici a disposizione, servizi essenziali a portata di mano, supermercato sotto casa, riscaldamento ad energia fossile (o magari anche ad energia nucleare che, con una buona dose di ipocrisia, importiamo da altri paesi europei). Ma il fine settimana, se il tempo è bello, queste persone vogliono andare in montagna, pretendendo di averne l’esclusiva.</p>
<p>L’obiettivo di chi dice di tutelare l’ambiente sembra essere lo scoraggiare la presenza dell’uomo sul territorio, come se l’uomo non facesse parte dell’ambiente.</p>
<p>Il prezzo è la perdita di posti di lavoro, il blocco di attività imprenditoriali e investimenti produttivi, sia pubblici che privati, l’abbandono del territorio.</p>
<p>Il problema è concreto e non va trascurato, in quanto dopo sarà troppo tardi. Questo fenomeno è tangibile in molte località dell’Appennino, ma anche sulle Alpi inizia a manifestarsi: vogliamo ridurci a sovvenzionare economicamente le persone purché (ovviamente in piccoli numeri) stiano sul territorio?</p>
<p>Succede, ad esempio, in alcuni piccoli borghi svizzeri.</p>
<p>Per non parlare di quando la bandiera ambientalista è sventolata con fini politici, che nulla hanno a che vedere con il rispetto di territorio e ambiente: no ai concerti pop su aree sciabili, ma sì ad affollatissimi concerti in aree incontaminate, sì ad un museo in cemento armato, ma mille difficoltà ad una manifestazione di orienteering, no al mini idroelettrico.</p>
<p>Per fortuna i collegamenti funiviari verso Austria e Svizzera si realizzano, ma in Italia un territorio come il Comelico deve restare isolato e sempre più povero e disabitato.</p>
<h2>Non è così che si fa l’interesse di territorio e ambiente.</h2>
<p>Così si difende un’ideologia, ci si mette alla stregua dei peggiori populisti, che sanno di poter contare su un pubblico disinformato che (anche per colpa nostra) non conosce il nostro lavoro ed il nostro quotidiano e faticoso impegno sui territori di montagna.</p>
<p>Non ho la pretesa di dire che noi imprenditori non commettiamo errori, anche sul fronte ambientale, ma le contraddizioni nel mondo ambientalista sono tante e troppo spesso gli atteggiamenti sono dettati da opportunismo e facili slogan: criticare le aree sciabili è facile, perché sono comodamente accessibili (a tutti, quindi anche a chi vuol solo criticare).</p>
<h2>Venite a vederle dopo quasi 70 anni di sci: possiamo solo essere orgogliosi!</h2>
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